Posts Tagged ‘USA’

Obama cambierà anche noi europei

gennaio 22, 2009

Mi permetto di pubblicare la mia lettera uscita oggi:

Barack Hussein Obama si è insediato come 44º presidente degli Stati Uniti d’America. L’evento è definito epocale.
Penso che lo sia veramente. Non solo per il fatto che Obama è un uomo di colore e realizza in parte il sogno di Martin Luther King, riproponendo con forza in tutto il mondo, anche in Italia, il problema della discriminazioni delle minoranze e l’affermazione dei diritti civili delle persone. Non solo perché ha 47 anni, fatto che soprattutto in Italia desta un rassegnato stupore. Non solo perché ha saputo ridare, grazie alle sue capacità, al suo merito, fiducia nella partecipazione politica, soprattutto nei giovani, e riaccendere la speranza nelle capacità di ciascun individuo di costruire il proprio futuro sulla base di responsabilità ed impegno.
L’evento è epocale perché sigla la fine di un lungo periodo iniziato con la presidenza di Ronald Regan negli Usa e di Margaret Thatcher in Inghilterra che ha contagiato tutto il mondo.
Lunghi anni in cui si diceva che tutto ciò che era pubblico e statale (o regionale, provinciale, comunale) era dannoso e negativo. Il mercato doveva essere completamente libero, soprattutto da controlli statali e da regole che lo avrebbero indebolito. Si diceva: il mercato si autoregolamenterà.
Abbiamo visto come è andata a finire. Questa idea di fondo ha portato alla più grande crisi finanziaria ed economica dal 1929 ad oggi, crisi di cui siamo solo all’inizio. E’ stata fatta una politica basata sul taglio delle tasse ai ricchi e sull’aumento delle diseguaglianze sociali, anche in Italia. Adesso ci accorgiamo che la gente non ha più soldi per acquistare prodotti, i negozi sono vuoti o chiudono e le imprese, grandi e piccole, non possono produrre e devono licenziare. Qualcuno in Italia ci dice di non preoccuparci e di continuare a comprare ma per fortuna non è preso troppo sul serio.
E’ iniziata una politica estera basata sullo scontro unilaterale tradotta in guerre che hanno portato solo altra instabilità e rafforzato il nemico che si voleva combattere. E’ stato il periodo in cui si è soffiato sulla paura del diverso.
Barak Obama esprime benissimo la fine di questa epoca. La necessità di cambiare partendo dalle abitudini di tutti i giorni.
La necessità di puntare sulla qualità della vita e non sulla quantità. Sulla responsabilità e non sulle veline se vogliamo mantenerci al passo con gli altri paesi occidentali. Ammettendo le difficoltà e gli errori, perché tutti possono sbagliare e, come dice il neoeletto presidente degli Usa, intelligente è ammetterlo, non negarlo.
Chiusa l’epoca della paura, si apre quella della speranza e della fiducia la cui influenza contagerà tutto il mondo, esattamente come l’epoca precedente.
Antonio Maria Ricci segretario cittadino del Pd di Pavia
Da la Provincia Pavese 22.01.09

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Grazie America!

novembre 5, 2008

Alle 5 in punto (ora italiana) la Cnn rende ufficiale ciò che già da un’ora e mezza era apparso chiaro: Barack Obama ha vinto le elezioni e diventerà il 44mo presidente della storia degli Stati Uniti d’America. Il primo presidente di colore, il primo presidente figlio di africano. Subito dopo John McCain ha telefonato al rivale facendogli i complimenti e alle 5,20 è apparso sul palco di Phoenix (Arizona), con a fianco la moglie e la candidata vice presidente Sarah Palin in lacrime, ammettendo la sconfitta.

Quella di Obama è stata una vittoria netta, quasi una vera valanga, pur se in quattro Stati chiave (Indiana, Virginia, Nord Carolina e Florida) è stata battaglia voto a voto. La svolta si è avuta intorno alle 3,30 quando, prima Fox News (tv tradizionalimente vicina ai repubblicani) e poi la Cnn hanno assegnato l’Ohio e i suoi pesanti 20 voti elettorali al candidato democratico. L’Ohio era stato decisivo nel 2004 per il successo di George W. Bush. Subito dopo sono arrivate le assegnazioni di Iowa e New Mexico. A questo punto McCain avrebbe dovuto aggiudicarsi gli Stati della costa ovest, ma tutti i sondaggi della vigilia lo davano perdente. Il successo di Obama in Virginia è stata la mazzata finale alle ambizioni repubblicane e quando hanno chiuso gli Stati sulla costa del Pacifico, è stato solo una questione di conta matematica: Obama ha superato di slancio la soglia magica di 270 voti elettorali, che gli spalanca la strada verso Washington e la Casa Bianca. Alla fine Barack si è aggiudicato anche Florida, Colorado, Nord Carolina e Indiana degli Stati una volta feudi repubblicani, rendendo più netto il successo. McCain si è tolto una piccola soddisfazione aggiudicandosi il suo Stato dell’Arizona.

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La pagella di Bush

settembre 26, 2008

“…Io riassumerei i suoi due mandati in quattro parole: ubris seguita da nemesi. Ricordate la musica di sottofondo di otto anni fa? La più grande potenza mai esistita al mondo. Roma sotto anabolizzanti. Un sistema internazionale definito unipolare e Washington che abbraccia spudoratamente l´unilateralismo. Gli Stati Uniti come un “Prometeo libero dalle catene”, per usare le parole del commentatore neocon Charles Krauthammer. Le banche di investimento di Wall Street che dominano il globo finanziario come i generali del Pentagono dominarono il globo militare e i professori di Harvard quello del soft power. Padroni dell´universo. Incarnazione di quella fase ubristica: George Walker Bush. E ora la nemesi. L´ironia degli anni di Bush sta nel fatto che un uomo che assunse l´incarico con l´impegno sia di esaltare che di rafforzare il potere nazionale sovrano, senza pastoie, ha presieduto all´indebolirsi di quel potere in tutte e tre le sue dimensioni: militare, economica e capacità di attrazione. “Non sono convinto della vittoria in Afghanistan”, ha dichiarato questo mese di fronte ad un comitato del congresso l´ammiraglio Mike Mullen, capo di stato maggiore della difesa. Molti sul campo sostengono che è dir poco.
L´enorme, colpevole follia dell´Iraq, la guerra per scelta di Bush, lascia gli Stati Uniti ? e con loro il resto dell´Occidente ? sul punto di perdere la guerra per necessità. In Afghanistan e Pakistan risorgono i nemici jihadisti che attaccarono gli Stati Uniti l´11 settembre 2001. Abusando del potere militare americano Bush lo ha indebolito.
Sotto il profilo economico la presidenza Bush termina con un disastro finanziario di proporzioni mai viste da settant´anni a questa parte. I fieri sostenitori della deregolamentazione (dei quali ha fatto a lungo parte John McCain) oggi sovrintendono ad una parziale nazionalizzazione dell´economia americana che farebbe arrossire anche un socialista francese. Un salvataggio da parte del governo che ammonterà in totale a una cifra a dodici zeri, più il costo cumulativo della guerra in Iraq, porterà il debito pubblico a più di 11.000 miliardi di dollari. Le ammiraglie di Wall Street o falliscono o devono essere salvate con l´aiuto del governo o del capitale straniero. Gli americani qualunque si sentono in gran parte più poveri e meno sicuri.
Il declino nell´ambito del soft power, il potere di attrazione, è a sua volta drammatico. Il Rapporto Pew sull´atteggiamento globale verso gli Usa ha registrato una caduta a picco in tutto il mondo delle  opinioni favorevoli agli Stati Uniti dopo il 2001….” Da La pagella di Bush di TIMOTHY GARTON ASH.

PRIMA TE NE VAI MEGLIO E’ PER TUTTI!

E’ finita un’epoca

settembre 18, 2008

E’ finita un’epoca con un drammatico insuccesso.
L’insuccesso del capitalismo americano degli ultimi decenni. La nazionalizzazione della più grande compagnia assicurativa mondiale, l´American International Group rilevato dalla banca centrale Usa non ha precedenti in un secolo di vita della Federal Reserve. A malincuore l´autorità monetaria ha dovuto allargare a dismisura il proprio campo d´intervento sobbarcandosi il controllo diretto di un gigante assicurativo
L´America diventa la patria di un nuovo capitalismo pubblico. Fine del liberismo sfrenato e della venerazione dello “Stato minimo”. Fine delle politiche economiche di tutta la destra americana.
Adesso il rischio e che la banca centrale americana debba comprarsi tutte o quasi le grosse realtà finanziare del paese con i soldi dei contribuenti che dovranno pagare tale situazione per decenni. Altro che stato minimo e senza regole uguale a meno tasse.

Vittoria in Iowa di Barack Obama

gennaio 5, 2008

Barack Obama

La corsa per la Casa Bianca si è aperta con la vittoria in Iowa di Barack Obama. Il giovane senatore nero ha battuto John Edwards e Hillary Clinton, e ha scandito il suo programma: “Il tempo del cambiamento è arrivato: sarò il presidente che riporterà a casa i soldati dall’Iraq, che garantirà la sanità a tutti gli americani e metterà fine ai regali fiscali alle grandi multinazionali”.

Candidato di 46 anni, di colore, liberal.

Il New Jersey abolisce la pena di morte

dicembre 16, 2007

Inumano

Il New Jersey ha abolito la pena di morte diventando il primo stato americano che ha soppresso la pena capitale per legge da quando venne ripristinata nel 1976 dalla Corte Suprema.
Primo passo verso la caduta della pena di morte in USA.

DIFENDIAMO I DIRITTI CIVILI

Ci sono differenze tra desta e sinistra? SI

ottobre 4, 2007

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George Bush, come promesso, ha messo il veto alla legge che estendeva la copertura sanitaria a 4 milioni di bambini americani che non hanno un´assicurazione medica. Il Programma Statale di Assicurazione Sanitaria per l´Infanzia, varato nel 1997 sotto la presidenza Clinton era nato per garantire l´assistenza sanitaria con fondi statali alle famiglie troppo povere per potersi pagare un´assicurazione privata. In questi anni ne hanno beneficiato oltre 6 milioni di bambini, che vivevano in famiglie di quattro persone con un reddito inferiore ai 40mila dollari l´anno.
Ma anche sopra questa soglia ci sono milioni di persone che non sono in grado di avere un´assicurazione privata, che costa almeno 10 mila dollari l´anno. Per questo i democratici, ma anche un certo numero di repubblicani, avevano deciso di estendere i benefici del programma a tutti i nuclei familiari sotto la soglia dei 60mila dollari (testo del Senato) o degli 83mila dollari (Camera). In questo modo si sarebbe arrivati a garantire la sanità a dieci milioni di bambini. I costi della legge sarebbero stati coperti con un aumento delle tasse sulle sigarette.
Ma il presidente non ne ha voluto sapere e ha rimandato alla Camera il suo testo con queste parole: «Io credo nella medicina privata, non in un sistema sanitario guidato dal governo federale». La ragione, oltre alle proteste delle aziende del tabacco e delle assicurazioni private, è ideologica, come Bush ha spiegato nel suo messaggio ai parlamentari: «La legge spingerebbe la sanità in questo Paese nella direzione sbagliata: questo programma era stato creato per aiutare i bambini delle famiglie che non potevano pagare un´assicurazione privata, ma ora la si trasformerebbe in un programma per famiglie con bambini che guadagnano fino a 83mila dollari. La copertura governativa finirebbe per sostituire la copertura privata per molti bambini».
Intorno a quella soglia di reddito molti sono già assicurati e in questo modo le assicurazioni private rischierebbero di perdere clienti: «Se la legge fosse in vigore – ha sottolineato Bush – un bambino su tre passerebbe dalla copertura privata a quella pubblica. Il nostro scopo dovrebbe essere di dare ai bambini che non hanno assicurazione una copertura privata, non spostare chi ha quella privata sul pubblico».
Negli Stati Uniti ci sono 47 milioni di persone senza assistenza sanitaria, se non le prestazioni garantite dai pronti soccorsi per le emergenze. Un´assicurazione privata costa infatti almeno 400 dollari a testa al mese, e un migliaio di dollari per una famiglia di 4 persone. Cifre che una quota importante della popolazione non è in grado di pagare, anche famiglie della classe media. L´assistenza dello Stato è garantita solo agli anziani con il programma Medicare, e ai poveri con il programma Medicaid. Con questa legge il diritto sarebbe stato esteso con il rischio, ben chiaro ai repubblicani, di imboccare una strada «sociale» senza ritorno. Non a caso negli ultimi giorni la destra del partito, a partire dal candidato alla Casa Bianca Fred Thompson, ha gridato alla minaccia socialista di fronte ai programmi di copertura sanitaria universale proposti dai candidati democratici.
Per il leader dei democratici al Senato Harry Reid «non è mai stato così chiaro come oggi quanto Bush sia lontano dalle priorità degli americani». E ha citato il sondaggio del Washington Post secondo cui il 72 per cento degli americani è a favore della legge. 

Desta: sanità per chi se la può pagare.

La destra USA e la guerra: i nuovi mercenari

ottobre 3, 2007

Contractors in Iraq

Rapporto shock sulla compagnia Blackwater: quasi duecento conflitti a fuoco in meno di due anni. 
 
“Così le guardie private Usa uccidevano i civili di Bagdad”

Bush a sorpresa in Iraq annuncia la svolta

settembre 4, 2007

“Se i successi proseguono potremo ridurre le truppe in Iraq”.  Quali successi? La destra confessionale americana ha perso su tutta la linea: economia, bilancio dello stato, scandali e soprattutto ha perso una guerra che non dovava essere fatta. Caro Bush la democrazia non si può esportare con le armi…..