Posts Tagged ‘Politica’

NON è AMMISSIBILE

febbraio 6, 2009

Dovrebbe essere già iniziata la riduzione dell’alimentazione e dell’idratazione di Eluana Englaro, la donna in stato vegetativo da 17 anni che è stata ricoverata nella clinica “La Quiete” di Udine. Nel frattempo, però, il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge per interrompere la procedura.
Ci troviamo di fronte ad un gravissimo braccio di ferro fra istituzioni.
Il governo vara un decreto per rendere inapplicabile una sentenza della cassazione nei confronti di un cittadino. Il presidente Napolitano chiede poco prima di non innescare questo grave conflitto tra poteri dello stato e fissare un pericolo precedente e di affrontare il problema in parlamento con un testo sul testamento biologico.
Gianfranco Fini nella sua funzione istituzionale avverte: «Il decreto sarebbe un grave errore».
Il decreto per entrare in vigore deve essere controfirmato da Napolitano e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Il provvedimento vieta la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione fino all’arrivo di una legge sul testamento biologico.
Come può il governo annullare una sentenza della cassazione!!!!!!
Siamo alla decisione per decreto sulla vita e sulla morte senza portare rispetto alla famiglia della vittima.
Serve ancora la cassazione??????
Siamo in un paese fondamentalista????

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I have a dream

gennaio 20, 2009

Il sogno di Martin Luther King si sta avverando: OBAMA PRESIDENTE!

Ho un sogno
(28 Agosto 1963 – Martin Luther King)

Sono orgoglioso di unirmi a voi oggi in quella che passerà alla storia come la piú grande manifestazione per la libertà nella storia del nostro paese.
Cento anni fa, un grande Americano, sulla cui ombra simbolica ci troviamo oggi, firmó la Proclamazione per l’ Emancipazione. Questo decreto importantissimo arrivò come un faro di speranza per milioni di schiavi Negri bruciati dalle fiamme di questa raggelante ingiustizia. Arrivó come una gioiosa aurora dopo una lunga notte di schiavitú.
Peró cento anni dopo, il Negro non è ancora libero; cento anni dopo, la vita del Negro è ancora dolorosamente segnata dai ferri della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il Negro vive in un’ isola deserta in mezzo a un immenso oceano di prosperità materiale; cento anni dopo, il Negro tuttora langue negli angoli della società americana e si trova in esilio nella propria terra.
Cosí siamo venuti qui oggi a denunciare una condizione vergognosa. In un certo senso siamo venuti nella capitale del nostro paese per incassare un assegno. Quando gli artefici della nostra repubblica scrissero le magnifiche parole della Costituzione e della Dichiarazione d’Indipendenza, stavano firmando una cambiale di cui ogni americano era garante. Questa cambiale era la promessa che tutti gli uomini, sia, l’uomo negro e l’uomo bianco, avrebbero avuto garantiti i diritti inalienabili alla vita, alla libertà, e al perseguimento della felicità.
È ovvio oggi che l’America è venuta meno a questa promessa per quanto riguarda i suoi cittadini di colore. Invece di onorare questo obbligo sacro, l’America ha dato alla gente negra un assegno a vuoto; un assegno che è tornato indietro con il timbro fondi insufficienti. Peró ci rifiutiamo di credere che la Banca della Giustizia sia fallita. Ci rifiutiamo di credere che non ci siano fondi sufficienti nelle grandi casseforti dell’opportunità di questo paese. E allora siamo venuti a incassare quest’assegno, l’assegno che ci darà a richiesta le ricchezze della libertà e la sicurezza della giustizia.
Inoltre siamo venuti in questo luogo sacro per ricordare all’America l’urgenza impetuosa del momento presente. Questo non è il momento di raffreddarsi o prendere i tranquillanti della gradualità. Ora è il momento di realizzare le promesse di Democrazia; ora è il momento di uscire dall’oscura e desolata valle della segregazione verso il cammino illuminato della giustizia razziale; ora è il momento di tirar fuori il nostro paese dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale sul terreno solido della fraternità; ora è il momento di fare della giustizia una realtà per tutti i figli di Dio. Sarebbe fatale per la nazione passar sopra l’urgenza di questo momento. Quest’estate soffocante per il malcontento legittimo del Negro non terminerà fino a quando non venga un autunno vigoroso di libertà e uguaglianza.
Il 1963 non è una fine, ma un principio. E coloro che speravano che il Negro avesse bisogno di sfogarsi per essere contento, avranno un duro risveglio se il paese ritornerà alla solita situazione. Non ci sarà riposo né tranquillità in America fino a quando al Negro non verranno garantiti i suoi diritti di cittadino. Il turbine della ribellione continuerà a scuotere le basi della nostra nazione fino a che non sorgerà il giorno splendente della giustizia.
Però c’è qualcosa che io debbo dire alla mia gente, che sta sulla soglia logora che conduce al palazzo di giustizia. Nel processo di conquista del posto che ci spetta, non dobbiamo essere colpevoli di azioni inique. Non cerchiamo di soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla tazza del rancore e dell’odio. Dobbiamo sempre condurre la nostra lotta su un piano di dignità e disciplina. Non dobbiamo permettere che le nostre proteste creative degenerino in violenza fisica. Ancora una volta dobbiamo elevarci alle altezze maestose dell’incontro tra forza fisica e forza dell’anima. La nuova meravigliosa militanza, che ha inghiottito la comunità negra, non dovrà condurci a diffidare di tutta la gente bianca. In quanto parecchi dei nostri fratelli bianchi, come oggi si vede dalla loro presenza qui, si sono resi conto che il loro destino è legato al nostro. E si sono resi conto che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra. Non possiamo camminare soli. E camminando, dobbiamo fare la promessa che marceremo sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro.
Ci sono coloro che stanno chiedendo ai devoti dei Diritti Civili, Quando sarete soddisfatti? Non potremo mai essere soddisfatti finché il Negro sarà vittima degli orrori indescrivibili della crudeltà poliziesca; non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, pesanti per la stanchezza del viaggio, non potranno riposare negli alberghi delle autostrade e delle città; non potremo mai essere soddisfatti finché la possibiltà di movimento del Negro sarà da un piccolo ghetto ad uno piú grande; non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della propria personalità e derubati della dignità da un avviso scritto Solo Per Bianchi; non potremo mai essere soddisfatti finché il Negro del Mississippi non potrà votare ed il Negro di New York crederà di non avere nessuno per cui votare. No! No, non siamo soddisfatti, e non saremo soddisfatti fino a quando la giustizia non scorrerà come l’acqua e la rettitudine come una forte corrente.
Sono ben consapevole che alcuni di voi son venuti fin qui con grandi dolori e tribolazioni. Alcuni sono arrivati freschi da anguste celle di prigione. Alcuni di voi sono venuti da luoghi dove la ricerca della libertà li ha lasciati colpiti dalla tormenta della persecuzione e barcollanti per i venti della brutalità poliziesca. Voialtri siete i veterani della sofferenza creativa. Continuate a lavorare con la fede che le sofferenze immeritate redimono. Tornate nel Mississippi; tornate in Alabama; tornate nella Carolina del Sud; tornate in Georgia; tornate in Louisiana; tornate nei tuguri e nei ghetti delle nostre città del Nord, sapendo che in un modo o nell’altro questa situazione può essere e sarà cambiata. Non ci rotoliamo nella valle della disperazione.
Per cui vi dico, amici miei, che anche se affronteremo le difficoltà di oggi e di domani, ancora io ho un sogno. È un sogno profondamente radicato nel sogno Americano, che un giorno questa nazione si solleverà e vivrà nel vero significato del suo credo, noialtri manteniamo questa verità evidente, che tutti gli uomini sono creati uguali. Io sogno che nella terra rossa di Georgia, i figli di quelli che erano schiavi ed i figli di quelli che erano padroni degli schiavi si potranno sedere assieme alla tavola della fraternità. Io sogno che un giorno anche lo stato di Mississippi, uno stato ardente per il calore della giustizia, ardente per il calore dell’oppressione, sarà trasformato in un oasi di libertà e giustizia. Io sogno che i miei quattro figli piccoli un giorno vivranno in una nazione dove non saranno giudicati per il colore della pelle, ma per il contenuto della loro personalità.

Oggi ho un sogno!

Sogno che un giorno in Alabama, con i suoi razzisti immorali, con un Governatore dalle labbra sgocciolanti parole d’interposizione e annullamento, un giorno, là in Alabama, piccoli Negri, bambini e bambine, potranno unire le loro mani con piccoli bianchi, bambini e bambine, come fratelli e sorelle.

Oggi ho un sogno!

Sogno che un giorno ogni valle sarà elevata, ed ogni collina e montagna sarà spianata. I luoghi asperi saranno piani ed i luoghi tortuosi saranno diritti, e la gloria del Signore sarà rivelata ed il genere umano sarà riunito.
Questa è la nostra speranza. Questa è la fede con cui ritorno al Sud. Con questa fede potremo tagliare una pietra di speranza dalla montagna della disperazione. Con questa fede potremo trasformare il suono dissonante della nostra nazione in un armoniosa sinfonia di fraternità. Con questa fede potremo lavorare insieme, pregare insieme, lottare insieme, andare in carcere insieme, sollevarci insieme per la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi, e questo è il giorno. Questo sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio potranno cantare con nuovo significato Il mio paese è tuo, dolce terra di libertà, di te io canto. Terra dove è morto mio padre, terra orgoglio del pellegrino, da ogni lato della montagna facciamo risuonare la libertà. E se l’America sarà una grande nazione, questo si deve avverare.
E quindi lasciate risuonare la libertà dalle cime dei prodigiosi monti del New Hampshire.
Lasciate risuonare la libertà dalle poderose montagne di New York.
Lasciate risuonare la libertà dalle altitudini degli Alleghenies della Pennsylvania.
Lasciate risuonare la libertà dalle rocce coperte di neve di Colorado.
Lasciate risuonare la libertà dalle coste tortuose della California.
Ma non solo.
Lasciate risuonare la libertà dalla Montagna di Pietra della Georgia.
Lasciate risuonare la libertà dalla montagna Lookout del Tennessee.
Lasciate risuonare la libertà da ogni collina e montagna del Mississippi, da ogni lato della montagna lasciate risuonare la libertà. E quando questo accadrà, e quando lasceremo risuonare la libertà, quando la lasceremo risuonare da ogni villaggio e da ogni casale, da ogni stato e da ogni città, saremo capaci di anticipare il giorno in cui tutti i figli di Dio, uomo Negro e uomo Bianco, Ebreo e Cristiano, Protestante e Cattolico, potremo unire le nostre mani a cantare le parole del vecchio spiritual Negro: Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo finalmente liberi.

Democratici sempre in allarme

gennaio 8, 2009

“Quando parliamo di democrazia, non ci riferiamo soltanto a un insieme di istituzioni, ma indichiamo anche una generale concezione della vita. Nella democrazia siamo impegnati non soltanto come cittadini aventi certi diritti e certi doveri, ma anche come uomini che debbono ispirarsi a un certo modo di vivere e di comportarsi con se stessi e con gli altri.
Come regime politico la democrazia moderna è fondata sul riconoscimento e la garanzia della libertà sotto tre aspetti fondamentali: la libertà civile, la libertà politica e la libertà sociale. Per libertà civile s´intende la facoltà, attribuita ad ogni cittadino, di fare scelte personali senza ingerenza da parte dei pubblici poteri, in quei campi della vita spirituale ed economica, entro i quali si spiega, si esprime, si rafforza la personalità di ciascuno. Attraverso la libertà politica, che è il diritto di partecipare direttamente o indirettamente alla formazione delle leggi, viene riconosciuto al cittadino il potere di contribuire alle scelte politiche che determinano l´orientamento del governo, e di discutere e magari di modificare le scelte politiche fatte da altri, in modo che il potere politico perda il carattere odioso di oppressione dall´alto. Inoltre, oggi siamo convinti che libertà civile e libertà politica siano nomi vani qualora non vengano integrate dalla libertà sociale, che sola può dare al cittadino un potere effettivo e non solo astratto o formale, e gli consente di soddisfare i propri bisogni fondamentali e di sviluppare le proprie capacità naturali.
Dietro la libertà civile c´è il riconoscimento dell´uomo come persona, e quindi il principio che società giusta è soltanto quella in cui il potere dello stato ha dei limiti ben stabiliti e invalicabili, e ogni abuso di potere può essere legittimamente, cioè con mezzi giuridici, respinto, e vi domina lo spirito del dialogo, il metodo della persuasione contro ogni forma di dogmatismo delle idee, di fanatismo, di oppressione spirituale, di violenza fisica e morale. Dietro la libertà politica c´è l´idea della fondamentale eguaglianza degli uomini di fronte al potere politico, il principio che dinanzi al compito di governare, essenziale per la sopravvivenza stessa e per lo sviluppo della società umana, non vi sono eletti e reprobi, governanti e governati per destinazione, potenti incontrollati e servi rassegnati, classi inferiori e classi superiori, ma tutti possono essere, a volta a volta, governanti o governati, e gli uni e gli altri si avvicendano secondo gli eventi, gli interessi, le ideologie. Infine, dietro la libertà sociale c´è il principio, tardi e faticosamente apparso, ma non più rifiutabile, che gli uomini contano, devono contare, non per quello che hanno, ma per quello che fanno, e il lavoro, non la proprietà, il contributo effettivo che ciascuno può dare secondo le proprie capacità allo sviluppo sociale, e non il possesso che ciascuno detiene senza merito o in misura non proporzionata al merito, costituisce la dignità civile dell´uomo in società.
Il cammino della democrazia non è un cammino facile. Per questo bisogna essere continuamente vigilanti, non rassegnarsi al peggio, ma neppure abbandonarsi ad una tranquilla fiducia nelle sorti fatalmente progressive dell´umanità. Oggi non crediamo, come credevano i liberali, i democratici, i socialisti al principio del secolo, che la democrazia sia un cammino fatale. Io appartengo alla generazione che ha appreso dalla Resistenza europea qual somma di sofferenze sia stata necessaria per restituire l´Europa alla vita civile. La differenza tra la mia generazione e quella dei nostri padri è che loro erano democratici ottimisti. Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme”.
Norberto Bobbio (Torino, 18 ottobre 1909 – Torino, 9 gennaio 2004) 1958 da la rivista ” Risorgimento”.

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Caro Silvio non è la “tua” Giustizia la priorità dell’Italia

dicembre 21, 2008

La giustizia italiana soffre di molti mali: carenza di personale e mezzi per gli operatori, quindi tempi lunghi per i processi.
Queste sono priorità dell’Italia, forse non le più urgenti.

La crisi economica è la priorità del paese: disoccupazione in crescita, stipendi e pensioni che non aumentano da troppi anni, calo del potere di acquisto della gente, negozi e piccole imprese che chiudono.
La soluzione del Premier è: “SPENDETE di più”!!!!!!!!!

La priorità per Silvio Berlusconi è:
-dividere le carriere dei magistrati
-mettere il bavaglio alle intercettazioni
-abolire l’obbligatorità dell’azione penale
-riformare il CSM nel senso di controllarlo da parte del governo
Da ieri si aggiunge, per completare il quadro, anche la priorità del presidenzialismo.

Non penso che gli italiani abbiano quaste tra le loro priorità, anche chi ha votato per Berlusconi.

E’ necessario far capire che non è la giustizia “alla Berlusconi” la nostra priorità!!!!!!!!!!!!
Magari chiedere a chi non arriva alla terza settimana del mese se vi fossero dubbi!

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Il pifferaio magico

Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo

dicembre 10, 2008

La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo è un documento, firmato a Parigi il 10 dicembre 1948, la cui redazione fu promossa dalle Nazioni Unite perché avesse applicazione in tutti gli stati membri.

Il documento è ancora oggi, forse più che allora, di straordinaria attualità, va diffuso e fatto conoscere. L’uomo, ogni uomo ha diritti inalienabili al di là della sua fede religiosa, del suo sesso, del suo credo politito, della nazione in cui vive. Tali diritti sono universali e tali solo per il fatto di essere al mondo.

L’Assemblea Generale
proclama

la presente Dichiarazione Universale dei Diritti Dell’Uomo come ideale da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo e ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l’universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.

Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2

1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
2. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale Paese o territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.

Articolo 3

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Continua a leggere gli articoli.

Materiale sulla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Eleanor Roosevelt con la prma bozza della dichiarazione.

Racconta la fuga del tuo cervello

novembre 19, 2008

All’estero per la ricerca che non c’è, raccontateci la vostra “fuga”. Iniziativa dal sito di La Repubblica.
I tagli della Gelmini, l’Università in affanno e i tanti che solo all’estero hanno potuto continuare a inseguire il loro sogno di studio e ricerca. Una scelta spesso obbligata, ancor più spesso condizionata. Raccontateci le vostre storie dall’estero e le vostre impressioni in questo momento cruciale per l’università italiana.

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Grazie America!

novembre 5, 2008

Alle 5 in punto (ora italiana) la Cnn rende ufficiale ciò che già da un’ora e mezza era apparso chiaro: Barack Obama ha vinto le elezioni e diventerà il 44mo presidente della storia degli Stati Uniti d’America. Il primo presidente di colore, il primo presidente figlio di africano. Subito dopo John McCain ha telefonato al rivale facendogli i complimenti e alle 5,20 è apparso sul palco di Phoenix (Arizona), con a fianco la moglie e la candidata vice presidente Sarah Palin in lacrime, ammettendo la sconfitta.

Quella di Obama è stata una vittoria netta, quasi una vera valanga, pur se in quattro Stati chiave (Indiana, Virginia, Nord Carolina e Florida) è stata battaglia voto a voto. La svolta si è avuta intorno alle 3,30 quando, prima Fox News (tv tradizionalimente vicina ai repubblicani) e poi la Cnn hanno assegnato l’Ohio e i suoi pesanti 20 voti elettorali al candidato democratico. L’Ohio era stato decisivo nel 2004 per il successo di George W. Bush. Subito dopo sono arrivate le assegnazioni di Iowa e New Mexico. A questo punto McCain avrebbe dovuto aggiudicarsi gli Stati della costa ovest, ma tutti i sondaggi della vigilia lo davano perdente. Il successo di Obama in Virginia è stata la mazzata finale alle ambizioni repubblicane e quando hanno chiuso gli Stati sulla costa del Pacifico, è stato solo una questione di conta matematica: Obama ha superato di slancio la soglia magica di 270 voti elettorali, che gli spalanca la strada verso Washington e la Casa Bianca. Alla fine Barack si è aggiudicato anche Florida, Colorado, Nord Carolina e Indiana degli Stati una volta feudi repubblicani, rendendo più netto il successo. McCain si è tolto una piccola soddisfazione aggiudicandosi il suo Stato dell’Arizona.

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UNIVERSITA’ ITALIANA: le proposte del PD

ottobre 29, 2008

Premessa
I tagli finanziari impediranno dal 2010 il pagamento degli stipendi ai dipendenti. Il blocco del turn over significa chiudere la porta in faccia a migliaia di giovani, i più preparati, che vorrebbero dedicarsi alla ricerca e alla didattica nelle università e che spesso hanno già trascorso un lungo periodo di esperienza nella ricerca di punta. La privatizzazione delle università presenta pericoli sociali e culturali senza garanzie di vero miglioramento e porterebbe l’Italia fuori dalla tradizione europea e dagli impegni sottoscritti a livello internazionale che definiscono la formazione e la ricerca universitarie beni pubblici e pubbliche responsabilità.

Il Partito Democratico si è opposto a questi provvedimenti e continuerà la sua opposizione in Parlamento e nel Paese cercando di ottenerne sostanziali modifiche. Ma non intende sottrarsi alla responsabilità politica di preparare e sostenere le proprie proposte alternative per costruire l’università del nuovo secolo, curandone i mali attuali entro una visione strategica e coerente.

Le proposte:

1 – Concorsi più rapidi, più meritocratici, più internazionali, con meno nepotismi, localismi e lobbismi disciplinari.

2 – Valutare le università per rimanere in Europa.

3 – Finanziare le università in base al merito.

4 – Finanziare la ricerca con procedure trasparenti e internazionali.

5 – Governance universitaria più responsabile, efficace ed efficiente.

6 – Valutare periodicamente i risultati del lavoro ed incentivare i migliori.

7 – Più giovani professori e meno lunghi precariati.

8 – Innalzare la qualità dei dottorati di ricerca per innalzare la qualità delle università.

9 – Studenti protagonisti. Diritto allo studio e mobilità in Italia e in Europa

10 – Più finanziamenti pubblici al sistema universitario e par condicio tra le università.

Leggi nel dettaglio le 10 porposte del partito democratico.

Europorcellum

ottobre 24, 2008

Via le preferenze e liste bloccate “corte” di sette candidati

Soglia di sbarramento al 5 per cento

Raddoppio da cinque a dieci delle circoscrizioni

Niente alternanza uomo-donna a favore della più semplice ed eludibile ripartizione al 50 per cento dei posti in lista.

Il Pdl ha approvato ieri in commissione Affari costituzionali della Camera l´”europorcellum”, la nuova legge elettorale per le Europee.
Il centrodestra se l´è votata da solo perché Pd, Udc e Idv hanno abbandonato l´aula per protesta contro una proposta che considerano come minimo poco democratica.
Ma il Pdl non ha tenuto in gran conto le proteste. Ha dato mandato al relatore Peppino Calderisi di presentate il testo in aula e la conferenza dei capigruppo ha deciso che si comincerà a discutere lunedì prossimo. Ma solo per sette ore e per evadere il passaggio obbligato della discussione generale. Poi, salvo sorprese clamorose, si andrà al calendario di novembre con la possibilità di contingentare i tempi.
Fini sarà chiamato in causa anche sulla questione del voto segreto. Il presidente della Camera sembrerebbe orientato a concedere questo strumento alle opposizioni. Il cui calcolo è semplice: nel segreto dell´urna molti interesse “trasversali” potrebbero sommarsi e portare alla bocciatura di parti importanti della legge.
E il precedente di un voto ammesso da Casini sulla legge elettorale nazionale fa sperare le opposizioni che pezzi del Pdl si dissocino. Il Movimento per le autonomie di Raffaele Lombardo ha infatti annunciato di essere contro lo sbarramento e l´abolizione delle preferenze.
Il Pd, l´Udc e Idv annunciano una battaglia durissima in aula. Vogliono usare tutti gli strumenti a disposizione, compreso l´ostruzionismo per bloccare la legge in arrivo.

Parole e sogni

ottobre 21, 2008

Da troppo tempo, almeno per quello che mi riguarda, viviamo un atteggiamento di mansueta accettazione di tutto cio che accade, soprattutto per quanto riguarda le dinamiche sociali.
Come se ci fossimo convinti che tutto quelo che succede in fondo è inevitabile, va bene e le cose che non vanno ancora bene si aggiusteranno col tempo. Un attegiamento passivo, inerme e un poco ottuso. In questo modo nessuno si offende.

E’ stata abolita la fermezza e sostituita con una soffice accettazione di quello che accade.

Abbiamo così sottovalutato in maniere ecclatante problemi come la sicurezza e l’immigrazione clandestina lascindo così il terreno aperto alle destre e non ascoltando l’allarme espresso dai cittadini.
Tanto poi alla fine tutto si regolera da solo………

All’origine l’illusione di riuscire a dominare il “nuovo mondo” (come lo chiammava Pasolini) cioè la modenità, la globalizzazione e la sua complessità, di includerlo, dominarlo. Scriveva a tal proposito: “un generale ottimismo delle sinistre, un vitale tentativo di annettersi il nuovo mondo” -da “la prima vera rivoluzione di destra” P.P.Pasolini- .
Oggi forse prevale la paura di essere accusati di comunismo o estremismo (ma tanto Berlusconi lo fa lo stesso).

Allora dico che dobbiamo tornare a volare alto, a dire e gridare che vogliamo un mondo migliore, possiamo costruirlo.
La ragione e il progresso sono la nostra stella di orientamento, L’emancipazione la nostra volontà.
La ragione ci insegna che ora tutto è più complesso e che dobbiamo ascoltare ed ascoltare le persone in carne ed ossa.

La politica ha ancora un ruolo vitale come dimostrano le scelte di nazionalizzare molte banche fatte dagli iperliberisti di destra. Da coloro che ci dicevano: tutto ciò che è stato e pubblico è male, tutto ciò che è privato è bene. Le regole e i controlli sono solo delle difficoltà. Ce ne fossero state di serie non saremmo in questa crisi finanziaria ed economica. Ma chi può dare regole e controlli seri e rigorosi: la politica.

Torniamo a sognare con rigore e fermezza una società che cresce protteggendo l’ambiente, in cui scuola e ricerca sono priorità assolute e pubbliche da difendere e migliorare. La sanità va razionalizzata ma deve essere sostanzialmente pubblica e per tutti. Tutti devono avere le stesse opportunità di partenza per competere nella società siano essi figli di un avvocato o figli di un extracomunitario, quello che conta è il merito, non certo il cognome o le amicizie politiche. Che la giustizia è uguale per tutti ricchi e poveri. Che i giovani e le donne sono una ricchezza e non il problema. Che la libertà non è la libertà di farsi i propri affari sempre e comunque ma quella di fare scelte consapevoli per tutti. Che i caduti per la repubblica di Salò sono cosa ben diversa dai caduti per la resistenza partigiana.
Tutto questo per favore con meno paura e più RIGORE.

Quel rigore che era di Vittorio Foa. Grazie di Tutto.