Posts Tagged ‘Economia’

Per ripartire!

dicembre 6, 2008

L’appello sottoscritto da 54 parlamentari del PD:

Siamo nel cuore di una “crisi storica” segnata da una recessione globale e dalla minaccia costante di quel terrorismo che ha segnato il mondo dopo l’11 settembre. L’economia – non solo la finanza speculativa – è investita da previsioni allarmanti. Del resto basta guardare a noi. Un milione i posti di lavoro a rischio da qui a un anno. Quattrocentomila i precari a casa entro Natale, e tra questi moltissime donne. Una diffusione della povertà che lambisce e recluta parte del ceto medio. Imprese, anche coraggiose nel modo di stare sui mercati, dal futuro ipotecato. Il tutto in un Paese col bilancio pubblico che conosciamo, coi ritardi e le anomalie note. Fino a ieri eravamo una Nazione perennemente in bilico dentro un G8 che dominava il mondo. Oggi muore il G8 sostituito da un altro club dove per noi difficilmente ci sarà uno spazio significativo. Mentre restiamo una Nazione che non ha risolto il suo problema di fondo: l’aver rinviato per anni una profonda e giusta modernizzazione in termini di crescita e di espansione di opportunità, diritti, responsabilità. Un’Italia declassata: questo è il rischio. Un Paese isolato nelle sue lentezze, burocrazie, ineguaglianze. Dove le élites della politica e della società, in questo appaiate, potrebbero continuare nella mortificazione di talenti e persone per tutelare gli interessi e le rendite di pochi. Un grande paese che letteralmente può perdersi. Spegnersi. Eppure le risorse per reagire ci sono. Ma vanno viste, riconosciute, valorizzate. Il che è una delle ambizioni morali e politiche del Pd.

Questo è il quadro: un mondo che cambia in modo vorticoso. Un’Europa alla ricerca della propria funzione. Un’Italia che dovrebbe avere il coraggio, soprattutto adesso, di una “rivoluzione dolce”. Rivoluzione di idee, mentalità, contenuti economici e sociali.  E che invece è in mano a un governo – a una destra – che si limita a rinnovare le cause della nostra decadenza in nome della triade “Dio Patria e Famiglia”. La realtà è che mai come ora siamo di fronte a snodi che investono il nostro destino. Il futuro per le prossime cinque o sei generazioni. La sorte stessa della “democrazia repubblicana”. E non perché siano in pericolo principi costituzionali formali ma per lo slittamento progressivo da una democrazia rappresentativa a un “autoritarismo subdolo”. Un processo che svuota delle sue prerogative un Parlamento “nominato”, che riduce gli spazi della partecipazione, che amplifica l’ossessione mediatica, che prosciuga le residue forme di civismo in un Paese di suo poco incline al rispetto delle regole e dell’etica pubblica.

Sono solo alcuni dei temi che il Pd deve affrontare. E la ragione che ha spinto molti tra noi a porre da tempo il nodo della sua cultura politica e del significato autentico di una “vocazione maggioritaria” che non va intesa come “autosufficienza”. Che ruolo immaginiamo per l’Italia dei prossimi anni? Che modello di democrazia scegliamo di difendere o promuovere, a partire dal “nostro” federalismo? Come pensiamo di affrontare il tema della crescita: quali terapie d’urto per creare nuova occupazione, per una più equa distribuzione dei redditi, per ridare dignità al lavoro? Che concezione abbiamo di sicurezza e legalità, della cittadinanza, del dialogo sulla pace e sui diritti umani? E come pensiamo di rapportarci a quelle domande di senso che ovunque investono le coscienze e responsabilizzano i parlamenti, a partire dalla difesa del principio della laicità nell’epoca dei fondamentalismi e di temi etici inediti? Insomma la vera domanda è come una politica “autonoma” intende rinnovare quella trama di diritti e doveri, quella comune responsabilità che distingue una società libera e consapevole, e che è l’unica strada per rilanciare una crescita competitiva, giusta socialmente e sostenibile nel suo impatto ambientale.

Si dice che guardiamo a Obama. Ma a quale dimensione di Obama? Quella che coltiva nel presente le grandi passioni civili del popolo americano? O anche l’Obama promotore di un programma di innovazione dell’economia e della coesione sociale? O ancora, l’Obama dei diritti civili e della tutela di ogni minoranza? E l’Europa? Possiamo noi – Democratiche e Democratici italiani – costruire oltre Atlantico il nostro campo di riferimenti ideali e culturali? O non è anche dalla storia e dalle radici profonde dell’Europa – della nostra civiltà e memoria – che dobbiamo trarre spunto per consolidare l’innovazione che ci siamo candidati a promuovere e governare? Questione che attiene anche al nodo della nostra collocazione futura nel Parlamento di Strasburgo.

Domande serie. Fino a quella – non la meno rilevante – che riguarda il modello di Partito che vogliamo costruire. Quale sarà nei fatti la sua articolazione territoriale, il suo radicamento. Quale sarà il peso dell’autonomia dei partiti regionali, nella definizione della propria cultura politica, delle alleanze, della selezione delle classi dirigenti. Perché una cosa è un partito federale. Altra sarebbe una confederazione di partiti. E ancora: come combineremo la spinta alla partecipazione delle primarie a tutti i livelli con una vita democratica che non si riduca solo a quell’aspetto, pure fondamentale?

Non è solo un elenco di temi. Il punto è che la risposta a questi e altri snodi fisserà la cornice culturale del Partito Democratico. Quel Partito che è la risorsa sulla quale abbiamo investito. E che rappresenta per ciascuno di noi la vera speranza di avvenire per il Paese.

Non possiamo assistere in silenzio a ciò che avviene sotto i nostri occhi. Un grande progetto di unità e innovazione rischia di smarrirsi dentro logiche di rendita e logoramento. A tutti i livelli. Prima di tutto al vertice, talvolta insofferente verso un confronto di merito sulle scelte che si compiono. Sul territorio dove i conflitti si moltiplicano, e spesso per ragioni di assetto o di potere. Nonostante ciò un “popolo democratico” esiste. Resiste. Reagisce, a partire dai nostri Circoli. Come si è visto al Circo Massimo. O nelle proteste di studenti, insegnati, lavoratori. Ma è lo scarto tra le due dimensioni – il paese reale e la vita politica e democratica del Pd – a creare incertezza, sconcerto, e in alcuni casi un abbandono silenzioso. Di fronte a questa situazione ognuno deve rimboccarsi le maniche. Non basta più dire che siamo nati solo da un anno, che si sono fatte molte cose buone e che il tempo premierà il nostro coraggio. Né il punto è una “resa dei conti” che riduca tutto alla questione della leadership. Noi dobbiamo affrontare e risolvere i problemi. E per farlo non è sufficiente ripetere che le “correnti” sono il male da combattere. E’ una frase di buon senso ma prescinde dal fatto che le correnti ci sono. Selezionano le persone sulla base della fedeltà più che del merito, e la maggioranza di chi le contesta – fino dentro il coordinamento nazionale – non può dire di esserne estraneo. Il risultato è che per i più “le correnti fanno male”, salvo la propria. Ma non è pensando a questo modo che si fanno dei passi avanti.

Per tutte queste ragioni è consolatorio ridurre la discussione sul nostro futuro allo scontro tra singole personalità. Soprattutto non aiuta. Il dovere di ognuno è dibattere dell’avvenire dell’Italia e della nostra democrazia. Senza reticenze. Proprio in nome dell’unità di un partito nel quale potersi sentire “comunità” è giusto confrontarsi in modo libero e limpido su idee e proposte per dare vita finalmente a un “pensiero democratico”. Un confronto dove l’appartenenza ai luoghi di tutti sia più forte del sostegno a singole componenti. Che poi è la condizione per una mescolanza che possa dar vita a un pluralismo di segno diverso. Certo, le emergenze incombono. La crisi economica e sociale, le elezioni europee e amministrative. E soprattutto l’azione quotidiana, il “fare”. Che passa dal sostegno alle nostre amministrazioni. E dalla qualità della nostra opposizione. In Parlamento, nella società, in ogni comune, provincia, regione. Ma proprio quelle emergenze impongono di affrontare i nodi non risolti nella costruzione del Pd. Perché un equivoco va superato. L’idea che la costruzione paziente dell’unità derivi dall’accantonamento della discussione sulle scelte. Scelte chiare e comprensibili a tutti. La realtà è che il Partito Democratico se vuole riacquistare quella credibilità delle “sue” parole, che oggi pare aver smarrito, deve puntare sulla limpidezza delle sue posizioni. E quella limpidezza non può essere il frutto di rimozioni o unanimismi di facciata ma il prodotto di una discussione franca e appassionata. Noi vogliamo contribuire a farlo, nelle sedi e nei luoghi dove ciò sarà concretamente possibile e nella stessa Conferenza Programmatica. Lo vogliamo fare con umiltà. Per amore della politica. Per passione verso il Partito nel quale crediamo. E per un’idea di partecipazione che dia valore a ogni persona, alla sua autonomia critica e all’impegno di ciascuno.

Luciano Agostini
Gabriele Albonetti
Sesa Amici
Teresa Bellanova
Giuseppe Berretta
Antonio Boccuzzi
Michele Bordo
Sandro Brandolini
Giulio Calvisi
Angelo Capodicasa
Marco Carra
Mario Cavallaro
Susanna Cenni
Lucia Codurelli
Furio Colombo
Paola Concia
Paolo Corsini
Gianni Cuperlo
Lino Duilio
Stefano Esposito
Paolo Fadda
Gianni Farina
Pierangelo Ferrari
Massimo Fiorio
Laura Froner
Maria Grazia Gatti
Oriano Giovanelli
Marialuisa Gnecchi
Sandro Gozi
Maria Laganà Fortugno
Donata Lenzi
Mario Lovelli
Andrea Lulli
Antonio Luongo
Maino Marchi
Massimo Marchignoli
Siro Marrocu
Margherita Mastromauro
Guido Melis
Ivano Miglioli
Antonio Misiani
Barbara Pollastrini
Fabio Porta
Elisabetta Rampi
Lorenzo Ria
Anna Rossomando
Antonio Rugghia
Marilena Samperi
Walter Tocci
Carlo Trappolino
Silvia Velo
Ludovico Vico
Angelo Zucchi
Massimo Zunino

Social card

novembre 29, 2008

La social card entrerà in funzione dal 1 dicembre. Si tratta di una carta elettronica sulla quale verranno accreditati 40 euro mensili, a favore degli aventi diritto, con cui potranno essere acquistati generi alimentari. Inoltre potrà essere utilizzata per usufruire della tariffa sociale dell’Enel ed i negozi convenzionati applicheranno sulla spesa effettuata con la carta uno sconto del 5%.
Condizioni per il diritto: età, limiti di reddito e destinatari
La carta spetta ai cittadini italiani, residenti in Italia con età pari o superiore a 65 anni, ovvero di età non superiore ai tre anni
Soggetti di età pari o superiore a 65 anni
– Gli anziani tra i 65-69 anni con redditi fino a 6.000 euro l’anno e oltre i 70 anni con redditi fino a 8.000 euro
– indicatore della situazione economica (ISEE) inferiore a euro 6.000;
ed altri requisiti (massimo una casa, un’auto -due per famiglia-, una utenza elettrica o del gas -due per famiglia-).
Soggetti di età inferiore a 3 anni
– indicatore della situazione economica (ISEE) inferiore a euro 6.000 e gli altri requisiti previsti per gli anziani. In questo caso il titolare della carta è il genitore.
L’INPS in qualità di soggetto attuatore verifica i prescritti requisiti e, in caso affermativo, comunica alle Poste il nulla osta all’accredito sulla Carta della somma prevista.

Uno spot elettorale!!!!!!!!!!!!!!

Dal blog: Cambiamento nelle organizzazioni di Antonino Leone

da Famiglia Cristiana: BASTA CON LE “UNA TANTUM”, SERVE UN FISCO PIÙ “FAMILIARE”

social card

Italia: il regno dei mediocri

ottobre 18, 2008

Esce in edicola il 21 ottobre il libro: “Mediocri, i potenti dell’Italia immobile”, scritto dal giornalista Antonello Caporale.

L’Italia è ricca di giovani talenti ma resta vecchia ed immobile. L’Italia è piena di mediocri. Organizzati per cordate, sorretta da corporazioni, dal club dell’accesso esclusivo o garantiti dal nome di famiglia.
Meglio i parenti dei concorsi: meglio serrarsi nella difesa degli interessi delle lobby che affrontare il rischio della concorrenza.
Meglio i portaborse servili dei collaboratori svegli ed efficienti. Valori capovolti e merito taroccato. Entra solo chi si mette in fila e aspetta, docile, il suo turno. La prova del nove è davanti ai nostri occhi. Perfetti sconosciuti – grazie a mirabili carriere da Signorsì – hanno confezionato un cursus honorum che riserva loro omaggi e riverenze di Stato. Figurarsi in Parlamento. Lì la mediocrità è una virtù. Mi ha colpito, come credo molti, il modo in cui la politica ha raccolto «i migliori», il metodo di selezione dei candidati nelle ultime elezioni. Un disegno organico e complementare, che ha unito destra e sinistra e premiato gli adulatori dal pensiero liquefatto al primo raggio di sole.
Il trionfo della mediocrità
Il paradosso è evidente, e le sue conseguenze devastanti. Ogni anno migliaia di giovani promesse della ricerca prendono il largo. Non partono, fuggono.
L´esodo del know how rende l´esatto polso del declino: coloro che col talento potrebbero fornire i mezzi culturali per superare la crisi, sono inspiegabilmente esiliati. Gli studiosi lo definiscono brain drain. È la migrazione di persone altamente qualificate che, formatesi in un Paese, si trasferiscono e lavorano in un altro. I precari bocciati in Italia, all´estero, come per magia, si trasformano in professori associati. Senza capelli bianchi, poco più che trentenni. In Italia su 18.651 solo nove sono gli ordinari che hanno meno di trentacinque anni: lo 0,05%! Il Censis traccia le rotte dei migranti del sapere. Secondo le stime del Rapporto 2007 più di 11 mila e 700 laureati hanno trovato lavoro all´estero dopo un anno. Ben 13.368 italiani qualificati si sono trasferiti negli Stati Uniti: 6.179 sono specializzati ai massimi livelli.

Nobel per l’economia a Paul Krugman

ottobre 13, 2008

Il premio Nobel per l’Economia è stato assegnato quest’anno allo statunitense Paul Krugman, storico oppositore della politica economica ed estera di Bush e noto come economista neo-keynesiano, teorico cioè dell’intervento dello Stato per regolare il mercato. Il riconoscimento, ha reso noto l’Accademia Reale Svedese delle scienze, è stato attribuito all’economista per i suoi lavori sugli scambi commerciali internazionali. Nato nel 1953 a Long Island, Krugman è professore all’università di Princeton (ma per molti anni al Mit) ed editorialista del New York Times, Krugman; in passato è stato consigliere del presidente Reagan.

Noto anche per i suoi libri di testo sulle crisi valutarie e sull’economia internazionale, Krugman è stato critico della New Economy degli anni novanta.

Il suo testo Economia internazionale: Teoria e Politica (scritto insieme a Maurice Obstbeld) è un libro di testo molto diffuso riguardante, appunto, l’economia internazionale. Nel 1991 ha ottenuto il prestigioso riconoscimento denominato John Bates Clark Medal dall’Associazione americana per l’economia. La filosofia economica di Krugman può essere descritta come neo-keynesiana.

Se la finanza è spazzatura di Paul Krugman.

Basta l’intervento di stato?

ottobre 7, 2008

“L´angoscia che da giorni viviamo al risveglio e che ci manda a letto con l´incubo di alzarci senza futuro, senza casa e senza risparmi, non è la fine del mondo. E´ al contrario il travaglio per partorirne uno nuovo e che questa sera, nel penultimo scontro fra il passato e il futuro, vedremo interpretato da McCain e Obama, ormai separati da un sensibile margine dei sondaggi a favore di Obama, stabile oltre il fatidico 50% dei favori. L´America ha creato il «meltdown» politico e finanziario globale. L´America deve risolverlo, sbarazzandosi di chi l´ha reso possibile e indicandoci una strada nuova. Nessuna flebo di analgesico, neppure quella da 850 miliardi di dollari complessivi, potranno cambiare il fatto che questo travaglio non si concluderà fino a quando la nazione avrà partorito la nuova classe dirigente che ci dovrà guidare attraverso la recessione globale che la incompetenza strategica, economica e finanziaria dell´America morta del fondamentalismo liberista e neoconservatore hanno prodotto.
Ormai è l´economia, non più la sola finanza come si era cercato di spacciare anche in Europa, la partoriente in travaglio. «Ci vorrà tempo» ha detto ieri sera Bush. Ci vorrà soprattutto una leadership diversa.
Se tutte le campagne elettorali sono ormai esercizi per incantare i serpenti, agitando stracci o utilizzando attacchi personali comi quelle che la strana coppia McCain-Palin ha deciso di scatenare per bloccare l´ascesa di Barack Obama nei sondaggi (53 contro 45, secondo Cnn ieri), vi sono momenti nei quali neppure il più abile degli illusionisti riesce a nascondere i trucchi. Le ricerche demografiche sono eloequenti: peggio va l´economia, più cresce Obama, perchè McCain è visto come la continuazione del fallimento Bush”.

Da La Repubblica di VITTORIO ZUCCONI

Libero mercato e finanza regolati!

ottobre 6, 2008

 “Pretendiamo che lo Stato protegga i risparmiatori, ma non chi ha tradito e tradisce i risparmiatori, ieri, oggi e domani”. E’ l’opinione di Pierluigi Bersani che, nel suo intervento alla Conferenza economica del Pd, parla cosi’ delle misure per fronteggiare la crisi finanziaria. Il ministro ombra dell’Economia e’ contrario a misure protezionistiche che ”taglierebbero il ramo su cui siamo seduti”, ma sostiene la necessita’ dell’intervento statale per “una regolazione molto piu’ stringente, a cominciare dalla finanza, e anche a emanare ”ragionevoli misure difensive contro speculazioni ed effetti dumping di ogni genere”.

Dopo dieci anni e più di iperliberismo della desta americana è ormai chiaro che il mercato non si autoregola da solo ma da solo crolla. Servono regole e autority, che riguardino per esempio la separazione netta tra istituti bancari e industria. Autority in cui ovviamente non si siedano a fare da controllori le stesse persone che dovrabbero essere controllate! Serve una viva concorrenza con regole che impediscano la creazione di monopoli.

EUROPA: SE CI SEI BATTI UN COLPO

settembre 30, 2008

Per giorni e giorni i politici europei e il governo italiano hanno sostenuto che l’Europa è sostanzialmente fuori dalla crisi finanziaria che sta falcidiando banche e assicurazioni negli Stati Uniti.  Forse questo messaggio rassicurante serviva a coprire il fatto che le autorità europee, da quando la crisi è iniziata, non hanno fatto pressochè nulla per fronteggiare un possibile contagio. Sappiamo da questo fine settimana che l’Europa, come era prevedibile, è invece pesantemente investita dallo tsunami finanziario. I governi di Belgio, Olanda e Lussemburgo sono intervenuti massicciamente per ricapitalizzare Fortis, colosso bancario e assicurativo del Benelux, di fatto nazionalizzandola.  Il governo tedesco sta valutando se intervenire per salvare Hypo Real Estate, banca della Baviera esposta nei mutui ipotecari, in procinto di portare i libri in tribunale. I governi inglese e irlandese sarebbero pronti a intervenire per salvare la Bradford and Bingley, colosso dei prestiti ipotecari. Si tratta in tutti questi casi di interventi estemporanei, misure tampone di socializzazione delle perdite che scaricano un costo elevato sul contribuente.  Negli Stati Uniti, nonostante il periodo elettorale, i due candidati alle presidenziali hanno trovato un accordo per un piano di emergenza. Criticabile per quanto sia è un piano. L’Europa deve dare prova di analoga determinazione nel bloccare l’estensione della crisi. La prima cosa da fare sarebbe quella di affidare a una agenzia indipendente, se non alla BCE, le responsabilità di vigilanza sul sistema bancario. Sarebbe un segnale importante ai mercati. Vorrebbe dire che si vuole porre rimedio ai difetti di coordinamento fra banche centrali nella supervisione su banche che operano in paesi diversi e che si vogliono scongiurare i casi in cui il supervisore viene condizionato o “catturato” da chi dovrebbe essere oggetto della sua supervisione.

Di Tito Boeri da La Voce.info.

L’insuccesso dell’iperliberismo economico

settembre 22, 2008

Scrive Fedrico Rampini su La Repubblica del 22.9.8:

“…Da questa grande crisi esce distrutta infine l´autorevolezza del modello economico americano, quel capitalismo finanziario reso ipertrofico e irresponsabile da un ventennio di ritirata dei poteri dello Stato sui mercati. Sarebbe troppo comodo, e sostanzialmente inesatto, attribuire questo disastro alla sola Amministrazione Bush o alla destra americana. Dai tempi di Ronald Reagan anche larga parte dell´America progressista e democratica è stata soggiogata dall´egemonia culturale del neoliberismo economico. Dalle privatizzazioni, dalla benefica deregulation anti-monopolistica, dalla giusta valorizzazione dello spirito d´impresa e del dinamismo dell´economia di mercato, si è scivolati progressivamente verso qualcosa di molto diverso. Si sono stravolti i valori e i principii essenziali del liberalismo fondato sui contropoteri e l´etica della responsabilità. Si è teorizzata sempre più apertamente la capacità dei mercati di auto – regolarsi. Il potere dell´alta finanza e della grande industria si è annesso le istituzioni che dovevano essere le guardiane indipendenti dell´economia, della moneta e del credito.”

Il mercato non si autoregola MAI!

L’uragano finanziario

settembre 16, 2008

Cronaca di un tracollo annunciato. Il ciclone Lehman Brothers si abbatte sulle Borse di tutto il mondo e sui mercati ed è un uragano di vendite: sono stati bruciati in una delle sedute peggiori dell’anno oltre 900 miliardi di euro, di cui 125 nell’eurozona.

Una tempesta perfetta che potrebbe anche continuare nei prossimi giorni.

Forse una riflessione sulle regole finanziarie di un mercato impazzito farebbe bene a tutti!! Anche a noi italiani. Garanzie, contrappesi e controlli non sono un’intralcio al libero mercato ma la sua essenza.