Delusione e speranza

gennaio 6, 2009

Sono deluso. Sono deluso di quello che succede nel PD a Napoli. Mi chiedo come è possibile che chi da 15-20 è in politica, ha fatto e avuto molto, faccia qualsiasi cosa per rimanere sulle sue poltrone nonostante sia evidente a tutti che si debba ritirare.  Iervolino e Bassolino incarnano il male tremendo della politica italiana. Il potente che per troppo tempo ha avuto in mano le leve del potere, creando ramificazioni profonde e che pur di mollare preferisce distruggere tutto.

Mi risuonano nella mente le parole di Mario Pirani oggi su La Repubbliaca: ” E´, dunque, dalle fondamenta che bisogna partire, approfondendo l´analisi di Berlinguer e individuando le ragioni di quell´espandersi del potere politico dagli ambiti suoi propri (il Parlamento, l´Esecutivo, i consigli elettivi e le giunte degli enti regionali e locali) alla prorompente occupazione e gestione diretta di ogni spazio pubblico e parapubblico. Al punto che, quando questo spazio è apparso insufficiente per accontentare la colonizzazione forzata messa in atto dalle orde crescenti dei nuovi «conquistadores», se ne sono inventati dei nuovi. Sono sorti così negli anni recenti migliaia di enti inutili, organismi di presunte promozioni, fotocopie di comodo degli assessorati già esistenti, duplicati di funzioni e quant´altro l´inventiva partitocratica è riuscita ad immaginare. Questa “razza” partitocratica, impropriamente definita classe dirigente, è paragonabile ad una pianta parassitaria infestante che ha trovato un particolare terreno di coltura nel regionalismo spurio e nel localismo trionfante, frutto della riforma del Titolo V della Costituzione. Il federalismo sconnesso che ne è seguito e che perverrà al suo massimo quando il resto della riforma andrà in porto, con compiacimento massimo dei suoi autori e fruitori, renderà ancor più penetranti e abbarbicate le radici della malapianta”.

Mi apre il cuore la sua conclusione, la conclusione di chi ha vissuto momenti difficili nella sua vita e di chi sa cosa significa lottare per un ideale: ” Chi, come il sottoscritto, ha maturato una visione così desolante della realtà italiana, non riesce ad essere ottimista sul futuro prossimo. Eppur tuttavia una speranza di ripresa esiste: essa risiede nel dna non cancellato di quel popolo democratico e repubblicano, memore della nostra Storia e geloso dei valori costituzionali, in non poche occasioni riemerso inopinatamente. Se nel Pd esiste ancora un nucleo,  grande o piccolo,  in grado di riproporre la liberazione e, per quanto riguarda le amministrazioni riformiste, l´auto liberazione, della cosa pubblica allargata dalla occupazione partitocratica di sinistra e di destra, ebbene questo nucleo può sperare ancora di rovesciare la situazione. Non senza duri scontri all´interno e all´esterno del suo campo d´influenza. Qui è il nodo anche della cosiddetta questione morale”.

Resistere, resistere, resistere!

Disugualianza e riformismo

gennaio 4, 2009

Devo dire che ho apprezzato molto l’intervento di Veltroni alla direzione nazionale del Pd il 19.12.09.
Soprattutto l’inizio del suo discorso:
“Disuguaglianza sociale. Il dramma più grande che l’Italia oggi sta vivendo è contenuto in queste due parole. Disuguaglianza sociale. E’ questa la grande, moderna questione che si pone, oggi, di fronte a noi. Colpevole non vedere, non rendersene conto. Imperdonabile non sentire bruciante, sulla nostra pelle, per le nostre coscienze, il dovere di offrire risposte a questa realtà”.

Siamo di fronte ad una crisi globale e problemi di queste dimensioni non si affrontano soltanto con specifici provvedimenti se alle loro spalle non c’ è una scelta culturale, un “visone del mondo”. Qual’è quella del PD?
Ebbene, è questa: combattere la disuguaglianza sociale con tutti i mezzi che la politica è in grado di mobilitare.
Il messaggio del come e con che calendario è altrettanto chiaro: bisogna usare la leva del bilancio, la politica monetaria non basta più. E’ necessario alleggerire il peso fiscale sul lavoro e sulle famiglie con effetti duraturi, per estendere alla massa di lavoratori precari la cassa integrazione, per istituire un sostegno di disoccupazione che duri almeno due anni. Nello stesso tempo occorre approvare un piano di rientro graduale del deficit nei limiti europei.
Parole molto chiare anche sulla questione morale. Anzi chiarissime. Meglio perdere voti piuttosto che imbarcare vecchi e nuovi capibastone.
Altri punti sono stati toccati: scuola e università, riforma della giustizia, energie alternative al petrolio, regole di mercato a tutela della concorrenza e delle pari opportunità sociali.
Sulle alleanza il discorso è stato meno chiaro ma non poteva che essere tale. E’ necessario continuare a rilanciare il riformismo democratico e continuare ad acquisire fisionomia lavorando sulle questioni piuttosto che su alleanze in provetta.
Forse sul termine riformismo c’è qualche confusione cha va chiarita. Riformismo non vuol dire AVER SEMPRE UN ATTEGIAMENTO MODERATO, NON ENTRARE IN POLEMICA CON L’AVVERSARIO, CON LA CHIESA, E CON I POTERI FORTI; IRRIDERE ALLA QUESTIONE MORALE E DISPREZARE OGNI FORMA DI RADICALISMO. Non è questo il riformismo. Il riformismo è progettare riforme per la società italiana.

clochard

Un augurio per il 2009

gennaio 1, 2009

Siamo alle soglie di una crisi finanziaria ed economica che si farà sentire in tutta la sua forza nell’anno che inizia.

Il poeta tedesco Friedrich Holderlin scrive: «Laddove cresce il pericolo, cresce anche la salvezza».

Penso all’intervista di Edgar Morin di qualche settimana fa in cui il filosofo della conoscenza e della interdisciplinarietà dice al suo intervistatore: ” Oggi la crisi può finalmente aprire di nuovo le menti. Si torna alla complessità”, dopo anni di pensiero semplice: consumare senza freni, avere di più, crescere in quantità, «Abbiamo finalmente l’ occasione di ripensare la nostra civiltà prima che sia troppo tardi».  «Per troppo tempo abbiamo creduto che lo sviluppo tecnologico ed economico sarebbe stato la locomotiva della democrazia e del benessere. Oggi bisogna cambiare l’ egemonia della quantità in favore della qualità e di beni immateriali come l’ amore e la felicità».

«Il nostro futuro si è fermato negli anni Sessanta e Settanta, con la fine delle ideologie». Ma non è il momento di tornare a vecchie ortodossie collettive: bisogna anzi avere una «pensiero complesso» capace di trovare soluzioni tagliate su misura all’ esperienza dei singoli. Morin prevede la nascita di piccole, nuove utopie. Come il micro-credito, il telelavoro, l’ esodo da metropoli «disumane» verso la campagna, l’ incremento dell’ agricoltura biologica, la cura delle persone anziane. In una frase: «Il ritorno dell’ etica».

Edgar Morin

Buone feste!

dicembre 26, 2008

“L’Illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a sè stesso. Minorità è l’incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a sè stessa è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! E’ questo il motto dell’illuminismo”.

(I. Kant, Risposta alla domanda: che cos’è l’illuminismo?, in Scritti politici e di filosofia della storia e del diritto di Immanuel Kant, a cura di N. Bobbio, L. Firpo e V. Mathieu, U.T.E.T., Torino, 1965, p. 141)

In questo periodo di paura, incertezza, insicurezza, mancaza di punti di riferimenti, l’augurio è che l’uomo ritrovi il coraggio di costruire con la sua intelligenza il suo futuro. Dipende solo da noi. Dalle nostre capacità e dalla speranza che abbiamo per i nostri figli. guardare al futuro con ottimismo perchè il futuro è nelle nostre mani!

Lumi nella notte dell'ignoranza!

Caro Silvio non è la “tua” Giustizia la priorità dell’Italia

dicembre 21, 2008

La giustizia italiana soffre di molti mali: carenza di personale e mezzi per gli operatori, quindi tempi lunghi per i processi.
Queste sono priorità dell’Italia, forse non le più urgenti.

La crisi economica è la priorità del paese: disoccupazione in crescita, stipendi e pensioni che non aumentano da troppi anni, calo del potere di acquisto della gente, negozi e piccole imprese che chiudono.
La soluzione del Premier è: “SPENDETE di più”!!!!!!!!!

La priorità per Silvio Berlusconi è:
-dividere le carriere dei magistrati
-mettere il bavaglio alle intercettazioni
-abolire l’obbligatorità dell’azione penale
-riformare il CSM nel senso di controllarlo da parte del governo
Da ieri si aggiunge, per completare il quadro, anche la priorità del presidenzialismo.

Non penso che gli italiani abbiano quaste tra le loro priorità, anche chi ha votato per Berlusconi.

E’ necessario far capire che non è la giustizia “alla Berlusconi” la nostra priorità!!!!!!!!!!!!
Magari chiedere a chi non arriva alla terza settimana del mese se vi fossero dubbi!

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Il pifferaio magico

IL ministro e il caso Englaro

dicembre 18, 2008

L´intervento del ministro  Sacconi  rappresenta rottura della legalità,  disconosce una sentenza passata in giudicato e preannuncia un´azione parlamentare volta a comprimere il diritto a decidere liberamente della propria vita. Viene messo in discussione ideologicamente il rifiuto alle cure quale diritto della persona.
La sentenza della Cassazione ha infatti ricostruito con grande rigore quella che è la situazione vigente in Italia, con riferimento alla Costituzione, alla legge sul Servizio sanitario nazionale, alle sentenze precedenti e al codice di deontologia medica. Il tentativo di privare di significato vincolante la sentenza della  Cassazione è già stato fatto col conflitto d´attribuzione sollevato dal Parlamento e respinto dalla Consulta. Ora, con una forzatura inaccettabile ci si riprova, con un atto che è intimidatorio.

La volontà di Eluana è quella ricostruita meticolosamente dalla magistratura, allora la confusione su chi decide che cosa è subito dissipata. Decide Eluana e la sua decisione va rispettata. Se io scelgo che preferisco morire piuttosto che farmi amputare un arto, come è successo pochi anni fa nel caso della signora siciliana, nessuno può tagliarmi una gamba, esercitando una violenza che per me è tortura. Su questo punto non si può transigere perché significherebbe accettare che nel nostro paese la società è autorizzata a perpetrare violenza nei confronti dei suoi cittadini.

La crisi e la giustizia!

dicembre 13, 2008

Sicuramente la giustizia italiana necessita di una riforma. Vi è la necessità di renderla più efficiente, rendere i processi più veloci, dare più mezzi alla sua macchina.

Di fronte alla crisi economica, che è solo alle prime battutte, con le famiglie che si impoveriscono e non arrivano a fine mese, salari e pensioni che non aumentano da anni, contrazione dei consumi, chiusura di negozi e di piccole imprese forse LA PRIORITA’ del paese è affrontare questa crisi e ridurne l’impatto.

Invece si resta di stucco nel sentire il primo ministri Berlusconi dirci che dobbiamo avere fiducia e spendere di più!!!!!!!!!!!!!!

Per lui la priorità resta: la separazione delle carriere, l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, il controllo del governo sul CSM.

Cosa ne pensa la gente, è questà la priorità!!!!!!!!!!!!!!!!!!

NON CI CREDO!!!!!!!!!!!!!!!

Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo

dicembre 10, 2008

La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo è un documento, firmato a Parigi il 10 dicembre 1948, la cui redazione fu promossa dalle Nazioni Unite perché avesse applicazione in tutti gli stati membri.

Il documento è ancora oggi, forse più che allora, di straordinaria attualità, va diffuso e fatto conoscere. L’uomo, ogni uomo ha diritti inalienabili al di là della sua fede religiosa, del suo sesso, del suo credo politito, della nazione in cui vive. Tali diritti sono universali e tali solo per il fatto di essere al mondo.

L’Assemblea Generale
proclama

la presente Dichiarazione Universale dei Diritti Dell’Uomo come ideale da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo e ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l’universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.

Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2

1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
2. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale Paese o territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.

Articolo 3

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Continua a leggere gli articoli.

Materiale sulla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Eleanor Roosevelt con la prma bozza della dichiarazione.

Scuola di formazione politica di Libertà e Giustizia

dicembre 8, 2008

Parte la terza edizione.

Ripartire dalla formazione nella politica, attraverso un laboratorio culturale: la Scuola di Formazione Politica “Giovanni Ferrara” a Pavia.
Negli ultimi decenni il sistema dei partiti, le forme della politica, le responsabilità di governo a livello nazionale, locale e internazionale sono andate incontro a enormi cambiamenti. Una cosa non è mai cambiata nel nostro Paese: il pacchetto di cultura politica ereditato dai partiti nati nel XX secolo. Da qui la necessità di costruire uno spazio di ricerca e formazione per una proposta di governo, nel solco delle migliori tradizioni democratiche e riformiste, in grado di dare risposte convincenti alle domande e alle richieste di una società anch’essa sottoposta a trasformazioni significative.
Una necessità divenuta, a tre anni di distanza della prima edizione della Scuola, più importante e condivisa nell’attuale fase politica nazionale ed internazionale.

Per le iscrizioni.

collegio ghislieri pavia

Per ripartire!

dicembre 6, 2008

L’appello sottoscritto da 54 parlamentari del PD:

Siamo nel cuore di una “crisi storica” segnata da una recessione globale e dalla minaccia costante di quel terrorismo che ha segnato il mondo dopo l’11 settembre. L’economia – non solo la finanza speculativa – è investita da previsioni allarmanti. Del resto basta guardare a noi. Un milione i posti di lavoro a rischio da qui a un anno. Quattrocentomila i precari a casa entro Natale, e tra questi moltissime donne. Una diffusione della povertà che lambisce e recluta parte del ceto medio. Imprese, anche coraggiose nel modo di stare sui mercati, dal futuro ipotecato. Il tutto in un Paese col bilancio pubblico che conosciamo, coi ritardi e le anomalie note. Fino a ieri eravamo una Nazione perennemente in bilico dentro un G8 che dominava il mondo. Oggi muore il G8 sostituito da un altro club dove per noi difficilmente ci sarà uno spazio significativo. Mentre restiamo una Nazione che non ha risolto il suo problema di fondo: l’aver rinviato per anni una profonda e giusta modernizzazione in termini di crescita e di espansione di opportunità, diritti, responsabilità. Un’Italia declassata: questo è il rischio. Un Paese isolato nelle sue lentezze, burocrazie, ineguaglianze. Dove le élites della politica e della società, in questo appaiate, potrebbero continuare nella mortificazione di talenti e persone per tutelare gli interessi e le rendite di pochi. Un grande paese che letteralmente può perdersi. Spegnersi. Eppure le risorse per reagire ci sono. Ma vanno viste, riconosciute, valorizzate. Il che è una delle ambizioni morali e politiche del Pd.

Questo è il quadro: un mondo che cambia in modo vorticoso. Un’Europa alla ricerca della propria funzione. Un’Italia che dovrebbe avere il coraggio, soprattutto adesso, di una “rivoluzione dolce”. Rivoluzione di idee, mentalità, contenuti economici e sociali.  E che invece è in mano a un governo – a una destra – che si limita a rinnovare le cause della nostra decadenza in nome della triade “Dio Patria e Famiglia”. La realtà è che mai come ora siamo di fronte a snodi che investono il nostro destino. Il futuro per le prossime cinque o sei generazioni. La sorte stessa della “democrazia repubblicana”. E non perché siano in pericolo principi costituzionali formali ma per lo slittamento progressivo da una democrazia rappresentativa a un “autoritarismo subdolo”. Un processo che svuota delle sue prerogative un Parlamento “nominato”, che riduce gli spazi della partecipazione, che amplifica l’ossessione mediatica, che prosciuga le residue forme di civismo in un Paese di suo poco incline al rispetto delle regole e dell’etica pubblica.

Sono solo alcuni dei temi che il Pd deve affrontare. E la ragione che ha spinto molti tra noi a porre da tempo il nodo della sua cultura politica e del significato autentico di una “vocazione maggioritaria” che non va intesa come “autosufficienza”. Che ruolo immaginiamo per l’Italia dei prossimi anni? Che modello di democrazia scegliamo di difendere o promuovere, a partire dal “nostro” federalismo? Come pensiamo di affrontare il tema della crescita: quali terapie d’urto per creare nuova occupazione, per una più equa distribuzione dei redditi, per ridare dignità al lavoro? Che concezione abbiamo di sicurezza e legalità, della cittadinanza, del dialogo sulla pace e sui diritti umani? E come pensiamo di rapportarci a quelle domande di senso che ovunque investono le coscienze e responsabilizzano i parlamenti, a partire dalla difesa del principio della laicità nell’epoca dei fondamentalismi e di temi etici inediti? Insomma la vera domanda è come una politica “autonoma” intende rinnovare quella trama di diritti e doveri, quella comune responsabilità che distingue una società libera e consapevole, e che è l’unica strada per rilanciare una crescita competitiva, giusta socialmente e sostenibile nel suo impatto ambientale.

Si dice che guardiamo a Obama. Ma a quale dimensione di Obama? Quella che coltiva nel presente le grandi passioni civili del popolo americano? O anche l’Obama promotore di un programma di innovazione dell’economia e della coesione sociale? O ancora, l’Obama dei diritti civili e della tutela di ogni minoranza? E l’Europa? Possiamo noi – Democratiche e Democratici italiani – costruire oltre Atlantico il nostro campo di riferimenti ideali e culturali? O non è anche dalla storia e dalle radici profonde dell’Europa – della nostra civiltà e memoria – che dobbiamo trarre spunto per consolidare l’innovazione che ci siamo candidati a promuovere e governare? Questione che attiene anche al nodo della nostra collocazione futura nel Parlamento di Strasburgo.

Domande serie. Fino a quella – non la meno rilevante – che riguarda il modello di Partito che vogliamo costruire. Quale sarà nei fatti la sua articolazione territoriale, il suo radicamento. Quale sarà il peso dell’autonomia dei partiti regionali, nella definizione della propria cultura politica, delle alleanze, della selezione delle classi dirigenti. Perché una cosa è un partito federale. Altra sarebbe una confederazione di partiti. E ancora: come combineremo la spinta alla partecipazione delle primarie a tutti i livelli con una vita democratica che non si riduca solo a quell’aspetto, pure fondamentale?

Non è solo un elenco di temi. Il punto è che la risposta a questi e altri snodi fisserà la cornice culturale del Partito Democratico. Quel Partito che è la risorsa sulla quale abbiamo investito. E che rappresenta per ciascuno di noi la vera speranza di avvenire per il Paese.

Non possiamo assistere in silenzio a ciò che avviene sotto i nostri occhi. Un grande progetto di unità e innovazione rischia di smarrirsi dentro logiche di rendita e logoramento. A tutti i livelli. Prima di tutto al vertice, talvolta insofferente verso un confronto di merito sulle scelte che si compiono. Sul territorio dove i conflitti si moltiplicano, e spesso per ragioni di assetto o di potere. Nonostante ciò un “popolo democratico” esiste. Resiste. Reagisce, a partire dai nostri Circoli. Come si è visto al Circo Massimo. O nelle proteste di studenti, insegnati, lavoratori. Ma è lo scarto tra le due dimensioni – il paese reale e la vita politica e democratica del Pd – a creare incertezza, sconcerto, e in alcuni casi un abbandono silenzioso. Di fronte a questa situazione ognuno deve rimboccarsi le maniche. Non basta più dire che siamo nati solo da un anno, che si sono fatte molte cose buone e che il tempo premierà il nostro coraggio. Né il punto è una “resa dei conti” che riduca tutto alla questione della leadership. Noi dobbiamo affrontare e risolvere i problemi. E per farlo non è sufficiente ripetere che le “correnti” sono il male da combattere. E’ una frase di buon senso ma prescinde dal fatto che le correnti ci sono. Selezionano le persone sulla base della fedeltà più che del merito, e la maggioranza di chi le contesta – fino dentro il coordinamento nazionale – non può dire di esserne estraneo. Il risultato è che per i più “le correnti fanno male”, salvo la propria. Ma non è pensando a questo modo che si fanno dei passi avanti.

Per tutte queste ragioni è consolatorio ridurre la discussione sul nostro futuro allo scontro tra singole personalità. Soprattutto non aiuta. Il dovere di ognuno è dibattere dell’avvenire dell’Italia e della nostra democrazia. Senza reticenze. Proprio in nome dell’unità di un partito nel quale potersi sentire “comunità” è giusto confrontarsi in modo libero e limpido su idee e proposte per dare vita finalmente a un “pensiero democratico”. Un confronto dove l’appartenenza ai luoghi di tutti sia più forte del sostegno a singole componenti. Che poi è la condizione per una mescolanza che possa dar vita a un pluralismo di segno diverso. Certo, le emergenze incombono. La crisi economica e sociale, le elezioni europee e amministrative. E soprattutto l’azione quotidiana, il “fare”. Che passa dal sostegno alle nostre amministrazioni. E dalla qualità della nostra opposizione. In Parlamento, nella società, in ogni comune, provincia, regione. Ma proprio quelle emergenze impongono di affrontare i nodi non risolti nella costruzione del Pd. Perché un equivoco va superato. L’idea che la costruzione paziente dell’unità derivi dall’accantonamento della discussione sulle scelte. Scelte chiare e comprensibili a tutti. La realtà è che il Partito Democratico se vuole riacquistare quella credibilità delle “sue” parole, che oggi pare aver smarrito, deve puntare sulla limpidezza delle sue posizioni. E quella limpidezza non può essere il frutto di rimozioni o unanimismi di facciata ma il prodotto di una discussione franca e appassionata. Noi vogliamo contribuire a farlo, nelle sedi e nei luoghi dove ciò sarà concretamente possibile e nella stessa Conferenza Programmatica. Lo vogliamo fare con umiltà. Per amore della politica. Per passione verso il Partito nel quale crediamo. E per un’idea di partecipazione che dia valore a ogni persona, alla sua autonomia critica e all’impegno di ciascuno.

Luciano Agostini
Gabriele Albonetti
Sesa Amici
Teresa Bellanova
Giuseppe Berretta
Antonio Boccuzzi
Michele Bordo
Sandro Brandolini
Giulio Calvisi
Angelo Capodicasa
Marco Carra
Mario Cavallaro
Susanna Cenni
Lucia Codurelli
Furio Colombo
Paola Concia
Paolo Corsini
Gianni Cuperlo
Lino Duilio
Stefano Esposito
Paolo Fadda
Gianni Farina
Pierangelo Ferrari
Massimo Fiorio
Laura Froner
Maria Grazia Gatti
Oriano Giovanelli
Marialuisa Gnecchi
Sandro Gozi
Maria Laganà Fortugno
Donata Lenzi
Mario Lovelli
Andrea Lulli
Antonio Luongo
Maino Marchi
Massimo Marchignoli
Siro Marrocu
Margherita Mastromauro
Guido Melis
Ivano Miglioli
Antonio Misiani
Barbara Pollastrini
Fabio Porta
Elisabetta Rampi
Lorenzo Ria
Anna Rossomando
Antonio Rugghia
Marilena Samperi
Walter Tocci
Carlo Trappolino
Silvia Velo
Ludovico Vico
Angelo Zucchi
Massimo Zunino