Archive for novembre 2008

Social card

novembre 29, 2008

La social card entrerà in funzione dal 1 dicembre. Si tratta di una carta elettronica sulla quale verranno accreditati 40 euro mensili, a favore degli aventi diritto, con cui potranno essere acquistati generi alimentari. Inoltre potrà essere utilizzata per usufruire della tariffa sociale dell’Enel ed i negozi convenzionati applicheranno sulla spesa effettuata con la carta uno sconto del 5%.
Condizioni per il diritto: età, limiti di reddito e destinatari
La carta spetta ai cittadini italiani, residenti in Italia con età pari o superiore a 65 anni, ovvero di età non superiore ai tre anni
Soggetti di età pari o superiore a 65 anni
– Gli anziani tra i 65-69 anni con redditi fino a 6.000 euro l’anno e oltre i 70 anni con redditi fino a 8.000 euro
– indicatore della situazione economica (ISEE) inferiore a euro 6.000;
ed altri requisiti (massimo una casa, un’auto -due per famiglia-, una utenza elettrica o del gas -due per famiglia-).
Soggetti di età inferiore a 3 anni
– indicatore della situazione economica (ISEE) inferiore a euro 6.000 e gli altri requisiti previsti per gli anziani. In questo caso il titolare della carta è il genitore.
L’INPS in qualità di soggetto attuatore verifica i prescritti requisiti e, in caso affermativo, comunica alle Poste il nulla osta all’accredito sulla Carta della somma prevista.

Uno spot elettorale!!!!!!!!!!!!!!

Dal blog: Cambiamento nelle organizzazioni di Antonino Leone

da Famiglia Cristiana: BASTA CON LE “UNA TANTUM”, SERVE UN FISCO PIÙ “FAMILIARE”

social card

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L’Ambrogino negato a Enzo Biagi

novembre 26, 2008

Passerà alla storia come l´Ambrogino negato a Enzo Biagi la cerimonia che il prossimo 7 dicembre, come tutti gli anni, vedrà il Comune di Milano assegnare le benemerenze civiche. L´ultimo sgarbo di Silvio Berlusconi al giornalista che aveva fatto cacciare dalla Rai. Il centrosinistra aveva proposto Biagi già nel 2007, subito dopo la morte, ma i termini erano scaduti. Lo scoglio, però, era politico e si è ripresentato quest´anno. Dopo due riunioni e undici ore complessive di discussione, la commissione di consiglieri comunali che assegna gli Ambrogini ha sfilato Biagi da un elenco approvato all´unanimità, una volta cancellato il suo nome.
No comment dalla famiglia di Enzo Biagi: «Non diciamo nulla, qualunque parola verrebbe interpretata come un commento», spiega la figlia Bice. Parla un amico storico, Ferruccio De Bortoli, direttore del Sole 24 ore: «Qui si misura la pochezza di alcuni atteggiamenti. Sono amareggiato perché Enzo Biagi ha sempre amato Milano. Accanirsi contro di lui anche da morto è assurdo. Probabilmente, se fosse ancora vivo, rifiuterebbe giustamente e sdegnosamente questo riconoscimento». È una nuova applicazione del cosiddetto «editto bulgaro» con il quale Berlusconi lo estromise dalla Rai nel 2002? «Spero che i pretoriani trovino altri sistemi per rendersi visibili al capo nella loro nullità», aggiunge De Bortoli. 

Biagi

Stesso sangue, stessi diritti

novembre 23, 2008

La Cgil nazionale lancia la sua campagna contro il razzismo:

“Stesso sangue, stessi diritti”

Forse la sfida dei prossimi anni, per il centrosinistra, sarà lavorare (e molto) nella società per evitare che la recessione – con le sue conseguenze di depauperamento, disoccupazione e competizione al ribasso sul mercato del lavoro – porti alla lotta “di classe” tra italiani a spasso e immigrati in arrivo.

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Gerontocrazia

novembre 20, 2008

Un ultraottantenne come soluzione, sofferta ma infine accettata, di un problema politico non è in Italia una novità. Sergio Zavoli, classe 1923, designato presidente della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, non ha l´aria di un caso isolato: presidenti della Repubblica e primi ministri, con un piccolo scarto di anni, sono in linea con la constatazione. Ciampi ha lasciato a 86 anni, Napolitano ha iniziato a 81, Prodi ha lasciato a 69 e Berlusconi ha compiuto i 72. È ovvio che la qualità della prestazione non ha relazioni dirette con l´età, così come nulla c´è da eccepire sulle doti professionali e sull´equilibrio del grande giornalista Zavoli (dal «processo alla tappa» alla presidenza Rai), che andrà ora a occupare un ruolo che ha il suo peso spropositato nei riti della politica italiana.
Il moto di scoramento è però difficile da trattenere di fronte alla evidenza di quel che è stato scritto in un celebre articolo di Gianluca Violante sul sito lavoce.info già due anni fa. Fatti due conti, l´autore concludeva: in Italia, quando la quasi totalità delle carriere lavorative si esaurisce, in politica si raggiunge l´apice. Come mai? Legittima, ma non dirimente, la preoccupazione che politici troppo vecchi non siano i migliori interpreti dell´innovazione, né i più adatti a captare esigenze nuove.
Più influente, sulla pulsione depressiva, la considerazione che l´anzianità del mondo politico è lo specchio dei vizi del mondo del lavoro: bassa mobilità sociale, avanzamento di carriera per anzianità e non per merito.
La differenza di età tra il presidente del Consiglio italiano e la media dei colleghi europei è di venti anni. L´elezione di Obama, 47 anni, ha soltanto incrementato i sintomi di abbattimento che ci attanagliavano già prima di lui e di Zavoli. È vero che nel lavoro a 65 anni scatta per lo più la regola della pensione e in politica no, ma è anche vero che i vizi che prolungano oltre le medie internazionali la percentuale dei vegliardi sono affini a quelli che mantengono in posizioni molto redditizie dirigenti e notabili di vario genere che non producono risultati proporzionati ai guadagni. Varie indagini statistiche mostrano che solo il 15 per cento della retribuzione di un dirigente d´azienda è collegata alla sua prestazione, il resto «è carriera», vale a dire, anzianità, buone relazioni, capacità di navigare con astuzia nella scia di un altro dirigente con anzianità, buone relazioni, capacità di navigare? Il rapporto col prodotto viene ultimo, come nel caso delle liquidazioni dei manager di Alitalia, Ferrovie dello Stato, in generale delle grandi aziende di servizio, anzi non viene mai, come per gli stipendi dei parlamentari la cui produttività non viene comparata con quella dei colleghi nel mondo (i congressmen guadagnano 36mila euro in meno all´anno).
Il libro recente di Roger Abravanel (Meritocrazia, Garzanti) ha dato ordine sistematico al tema. L´Italia è fuori dal circolo virtuoso del merito. Seguite la freccia benigna: tutti accettano la concorrenza, si fanno crescere le opportunità, si traggono benefici con consumi a basso costo, si rafforza la fiducia nel merito, cresce l´impegno a eccellere, i migliori salgono nella scala sociale, si crea leadership sicura di sé che promuove un contesto concorrenziale e nuova fiducia nel merito. Al contrario noi italiani siamo nel circolo vizioso del demerito. Seguite la freccia maligna: i giovani non si impegnano, si fa carriera per conoscenza e anzianità, si crea leadership anziana che opera per mantenere status, e si promuove così sfiducia nel merito. La recente indagine Luiss sulla classe dirigente, guidata da Carlo Carboni, aveva aggiunto un bel mattone all´edificio critico: la politica manda in parlamento sistematicamente figure di scarsa qualità e alta lealtà che tendono a mantenere lo status della leadership che li ha cooptati. Il merito resta fuori perché nel contesto politico italiano appare minaccioso: segreterie deboli, di sinistra, di destra e di centro, grazie a una legge elettorale costruita ad hoc, adottano schiere gregarie per non impensierire leader fragili. E i «leali» in esubero vengono sistemati in aziende regionali, comunali e simili, dovunque possibile, con un progressivo abbassamento della qualità manageriale.
Queste tendenze fanno dell´Italia un paese fortemente inegualitario in partenza (come l´America e l´Inghilterra) nel quale la bassa mobilità (come in Francia e Germania, che hanno però una più bassa ineguaglianza) tende a cronicizzare le distanze sociali (mentre in America la elevata mobilità rinnova un po´ di più le élite). Il risultato è la condizione in cui siamo. La nomina di un anziano fa risuonare sempre la stessa campana dal suono vellutato. Non stupisce che la reazione sia più un triste scuotimento di spalle che una rabbiosa reazione. Il circuito perverso ha lavorato in profondità: è più facile mettersi nella scia di qualche potere (un manager, un boss politico, un anziano) che tentare di aprire una nuova pista nella boscaglia a colpi di machete diventando eroi di se stessi.
La via d´uscita per i più coraggiosi è quella di andarsene. Un dolorosa classifica, che si aggiunge alle altre è quella prodotta dal think-tank Vision (Bocci, Maletta, Realino, Grillo): un formidabile indicatore delle prospettive di un paese e del suo sistema universitario è il numero di studenti stranieri che riceve. Gli Stati Uniti raccolgono circa un quarto dei 2 milioni e 700mila studenti che vanno all´estero, l´11 e il 10 per cento vanno in Inghilterra e Germania, la Francia il 9. L´Italia è l´unico paese sviluppato con un saldo negativo: sono 4mila in più quelli che se ne vanno. Che cosa significa? Che la via d´uscita dal circuito del demerito sempre più nostri giovani connazionali la vanno a cercare fuori. Dentro, non c´è partita. 
GIANCARLO BOSETTI, da La Repubblica

NON SERVONO COMMENTI!

Racconta la fuga del tuo cervello

novembre 19, 2008

All’estero per la ricerca che non c’è, raccontateci la vostra “fuga”. Iniziativa dal sito di La Repubblica.
I tagli della Gelmini, l’Università in affanno e i tanti che solo all’estero hanno potuto continuare a inseguire il loro sogno di studio e ricerca. Una scelta spesso obbligata, ancor più spesso condizionata. Raccontateci le vostre storie dall’estero e le vostre impressioni in questo momento cruciale per l’università italiana.

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La lezione di Obama

novembre 15, 2008

La vittoria di Obama vista da noi suscita entusiasmo ed impotenza.
Entusiasmo per il senso (così liberatorio) di una vera e propria spallata politica e democratica al vecchio e muffito assetto del potere americano, compromesso dalle menzogne di Bush e dall’opprimente fanatismo ideologico dei teocon.

Impotenza perché come democratici italiani, ci si sente esclusi dal cambiamento, frustrati dalla sequela di sconfitte e di errori.
E’ un sentimento comprensibile.
Ma vale la pena ricordare che anche negli Stati Uniti per lunghi anni  Il desiderio di equità sociale e le speranze di una svolta democratica sono apparsi solo un sogno, o peggio il retaggio di un passato ormai patetico.

La sinistra appariva vecchia, surclassata dal dinamismo della desta capace
di fare apparire nuovi anche decrepiti vizi come l’affarismo d’assalto, l’arrichimento a scapito degli altri, la forte e ambigua alleanza tra potere politico e lobbies militari.
La sconfitta dei democratici americani era anche culturale e mediatica: l’idea che la sinistra fosse minoritaria perché radical-chic, legata ai ceti intellettuali urbani e oramai lontana dal popolo, ha finito per diventare la raffigurazione corrente del paesaggio politica americano.
Il trionfo di Barack Obama fa capire quanto bugiarda e pregiudizievole fosse quell’idea, la cosiddetta America profonda non era affatto appannaggio dei conservatori. Era l’America povera che non votava e non aveva voce. E l’ha ritrovata grazie al nuovo presidente e ai suoi programmi, alla sua fiduciosa e suadente oratoria.
Se mi permetto di invitare i lettori, e pure me stesso, ad avere almeno un briciolo di fiducia in più, a credere che l‘Italia non sia condannata in eterno alle attuali condizioni politiche e soprattutto etiche é perché ci sono forti similitudini soprattutto psicologiche tra la situazione americana pre-Obama e la nostra attuale.

Anche da noi la destra ha avuto la capacità prapagandistica di far credere che “popolari” siano le sue istanze e la sinistra sia un’accolita di professorini privilegiati.
Non e questa la realtà ma e l’immagine che ha finito per prevalere e diventare quasi luogo comune.
Obama l’ha ribaltata parlando a tutti ma soprattutto ai deboli e agli sfiduciati. La democrazia serve al popolo. Questo il succo del suo messaggio.

Nell‘attesa di una buona traduzione in italiano, arrendersi più che sbagliato, é inutile. Non serve a migliorare le cose. Serve solo a peggiorare l’umore.
Michele Serra
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Genova: strana sentenza

novembre 13, 2008

Strana sentenza. No non strana sentanza sentenza all’italiana. Un sentenza dove si dice che, in quella Scuola Diaz, accadde di tutto: si sfiorò la tortura e si tentò di ingannare la giustizia creando prove false, nascondendo delle bombe molotov portate dentro dai poliziotti nel tentativo di giustificare l’assalto, i pugni, i calci e le manganellate. Ma i giudici si rifiutano invece di pronunciare ciò che la logica dei fatti e delle responsabilità pretenderebbe: che tutto questo fu ordinato e deciso da chi comandava le forze dell’ordine, in quella notte feroce e sbagliata del 21 luglio 2001.

Spariscono dal processo i vertici della polizia, rimasti in carriera nonostante quelle imputazioni gravissime, promossi e chiamati a nuove responsabilità sia negli anni del centrodestra che in quelli del centrosinistra.

Ma che giustizia è allora questa di Genova? Dove per anni un gruppo di pm ha ricostruito, pezzo per pezzo, il grande puzzle di quelle giornate di straordinaria violenza, di sospensione improvvisa dei diritti costituzionali. In USA Obama si appresta a chiudere Guantanamo e in Italia come al solito vengono al massimo puniti gli esecutori materiali.

Solo chi stava lì, chi picchiava e chi truccava le carte delle prove penali è stato condannato. nessuno dei capi, invece, pagherà. Una giustizia che sembra far pensare, inevitabilmente e aldilà della stessa volontà dei giudici, che forse qualcuno resta più uguale degli altri.

Diaz

Eluana Englaro: stupito dalla forma e dal contenuto

novembre 12, 2008

Sono rismasto stupio, anzi quasi pietrificato, l’unico commento plausibile in una discussione delicatissima che dovrebbe avere rispetto delle diverse opinioni è quello di Stefano Rodotà su La Republica di oggi:

“DI FRONTE ai segni di un possibile rafforzarsi delle politiche dei diritti la Chiesa interviene con durezza e con un tempismo preoccupante. I giudici della Corte di cassazione sono in camera di consiglio per discutere il ricorso del Procuratore generale di Milano contro il provvedimento che ha autorizzato l´interruzione dei trattamenti per Eluana Englaro.
Nello stesso momento il cardinale Barragan, presidente del Pontificio consiglio per la salute, afferma che saremmo di fronte a “una mostruosità disumana e un assassinio”. Lo stesso cardinale ha “espresso preoccupazione” per l´annuncio secondo il quale il nuovo Presidente degli Stati Uniti si accinge a revocare il divieto, imposto da Bush, di finanziamenti federali alle ricerche sulle cellule staminali embrionali, sostenendo che “non servono a nulla”.
Colpisce, in questi interventi, una aggressività di linguaggio che nega ogni legittimità alle posizioni altrui, presentate in modo caricaturale e criticate con toni sprezzanti e truculenti. Questo atteggiamento, nel caso della Corte di cassazione, si traduce in una assoluta mancanza di rispetto per le istituzioni della Repubblica italiana da parte di un “ministro” di uno Stato estero. Si interviene proprio nel momento in cui la più alta magistratura sta decidendo su una questione della più grande rilevanza umana e sociale, sì che massimi dovrebbero essere il silenzio e il rispetto. Che cosa sarebbe successo se, in una situazione analoga, un qualsiasi governo straniero avesse definito “assassino” un giudice italiano per una sua possibile decisione?
Conosciamo la risposta. La Chiesa agisce nell´esercizio della sua potestà spirituale, dunque ad essa non sono applicabili categorie che riguardano la sfera della politica. Ma, per il modo in cui ormai ordinariamente agisce, la Chiesa si è costituita proprio in soggetto politico, pratica un nuovo “temporalismo”, pretende un potere di governo sociale che cancella il principio che vuole lo Stato e la Chiesa, “ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani” (articolo 7 della Costituzione). Due parti autonome e distinte, dunque. E questo, lo espresse con parole chiare e misurate Giuseppe Dossetti all´Assemblea costituente, vuol dire che “nessuna di esse delega o attribuisce poteri all´altra o può, per contro, in qualsiasi modo, divenire strumento dell´altra”. Nel mentre esercita il suo potere di fare giustizia, lo Stato italiano ha diritto di pretendere che siano rispettate la sua indipendenza e la sua sovranità perché, in un caso come questo, così vuole la sua Costituzione. Siamo, dunque, di fronte ad una violazione grave che, in governanti forniti di un minimo senso dello Stato, avrebbe dovuto determinare una immediata e ferma risposta.
Se, guardando al di là di questo fondamentale aspetto di politica costituzionale, si considerano le argomentazioni adoperate, lo sconcerto, se possibile, cresce. Nulla del dibattito scientifico sull´idratazione e l´alimentazione forzata è degnato di una pur minima attenzione dalla posizione vaticana. Si tace colpevolmente dei risultati di una commissione istituita da Umberto Veronesi quand´era ministro; delle pazienti spiegazioni mille volte date da Ignazio Marino, mostrando come non corrisponda alla realtà clinica la rappresentazione di una “terribile morte per fame e per sete”; delle opinioni espresse, in tutto il mondo, da autorevoli studiosi. Vi è solo una invettiva, nella quale è vano scorgere le ragioni della fede e, dove, invece, compare un sommo disprezzo per l´intelligenza delle persone, evidentemente considerate del tutto ignoranti, incapaci di trovare le informazioni corrette in materie così importanti.
Non diversa è la linea argomentativa (si fa per dire) della critica a Obama, per l´annunciata volontà di consentire il finanziamento delle ricerche sulle cellule staminali embrionali con fondi federali. Cito solo una frase pronunciata ieri dal cardinale Barragan. “Gli scienziati lo dicono chiaramente: fino adesso le cellule staminali embrionali non servono a nulla e finora non c´è mai stata una guarigione”. Ma la ricerca scientifica serve appunto a far avanzare le conoscenze, a scoprire opportunità fino a ieri sconosciute, a far diventare utile quel che ieri non lo era, a lavorare perché siano possibili guarigioni oggi fuori della nostra portata. Proprio per questo gli scienziati fanno esattamente l´opposto di quel che ci comunica il cardinale. Ricercano intensamente, esplorano nuove strade, ricevono finanziamenti dall´Unione europea ed è bene che li ricevano anche dall´amministrazione americana, perché la ricerca finanziata da fondi pubblici è più libera, sottratta ai possibili condizionamenti del finanziamento privato (chi vuole informarsi ricorra al recentissimo libro di Armando Massarenti, Staminalia, Guanda, Parma 2008).
Scrivo queste righe con gran pena. Conosco e pratico un mondo cattolico diverso, anche nelle sue gerarchie, aperto al mondo e ai suoi drammi, che accompagna con intelligenza e cristiana pietà. E´ questo il mondo che può darci il necessario dialogo, negato ieri da una cieca e inaccettabile chiusura. ”

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”Stop a decreto e rivedere i tagli”

novembre 11, 2008

Esercitate la “virtù dell’ascolto e dunque del confronto” e sospendete “gli effetti del decreto Gelmini ormai approvato”, modificando inoltre “con la legge finanziaria le scelte di bilancio sulla scuola e sull’università fatte in estate con la manovra triennale”. E’ quanto chiede il segretario del Pd, Walter Veltroni, in una lettera al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e al ministro dell’Istruzione e dell’Università, Mariastella Gelmini.

“Vi proponiamo, al tempo stesso, di dar vita a un tavolo – dice il leader democratico – al quale partecipino le parti sociali, il mondo della scuola e le forze di opposizione. Si stabilisca, per il lavoro di questo tavolo e per la ricerca di una soluzione condivisa, un periodo di tempo di due mesi o più, un periodo chiaro e ben definito, al termine del quale il governo potrà far seguire comunque all’indispensabile momento del confronto democratico quello altrettanto indispensabile della decisione”.

”Ministro Tremonti, ministro Gelmini, se c’è un settore, una materia, su cui un Paese e la sua classe dirigente dovrebbero cercare sempre e in ogni modo di superare divisioni e polemiche per individuare le soluzioni migliori, questo – sostiene Veltroni – è il settore che comprende la scuola, la ricerca e l’Università. E’ un settore che, non c’è dubbio, ha bisogno nel nostro Paese di una profonda innovazione, di una radicale riforma. Partendo da un principio: quello di investire su di esso maggiori risorse, non minori; quello di riqualificare la spesa, e non semplicemente di tagliarla. E poi seguendo un modo di procedere: quello, per l’appunto, di individuare soluzioni che siano condivise nel modo più ampio possibile e che proprio per questo risultino alla fine forti, incisive e durature nel tempo”.

“Perché – prosegue il segretario del Pd – non è possibile proseguire con la regola per cui ad ogni cambio di governo si mette mano al modo di funzionare di un settore decisivo per il futuro del Paese, per la vita di milioni di famiglie, di ragazzi, di insegnanti e professori. Nelle ultime settimane, come è giusto e sano avvenga in democrazia, abbiamo avanzato, come opposizione, critiche e proposte alternative rispetto al merito e al metodo delle scelte del governo. Nel Paese è cresciuta, allo stesso tempo e in modo del tutto autonomo, un movimento di protesta sereno, responsabile e pacifico. Ciò che vi chiediamo è di esercitare una virtù che dovrebbe essere propria di ogni governo: quella dell’ascolto e dunque del confronto. Quel confronto che proprio riferendosi a questi temi il presidente della Repubblica ha saggiamente, da subito, auspicato e sollecitato.

”Vi proponiamo, per questo, di sospendere gli effetti del decreto Gelmini ormai approvato – chiede Veltroni – e di modificare con la legge finanziaria le scelte di bilancio sulla scuola e sull’università fatte in estate con la manovra triennale; tagli che si dimostrano tanto più inadatti con il precipitare della crisi economica e che il Parlamento deve poter tornare a discutere, senza subire l’imposizione continua o la minaccia del voto di fiducia”.

“Vi proponiamo, al tempo stesso, di dar vita a un tavolo al quale partecipino le parti sociali, il mondo della scuola e le forze di opposizione. Si stabilisca, per il lavoro di questo tavolo e per la ricerca di una soluzione condivisa, un periodo di tempo di due mesi o più, un periodo chiaro e ben definito, al termine del quale il governo potrà far seguire comunque all’indispensabile momento del confronto democratico quello altrettanto indispensabile della decisione”.

“Tutto questo – conclude il segretario del Pd – con un solo grande obiettivo: fare finalmente del nostro sistema formativo, come avviene in tutti gli altri grandi Paesi europei, la pietra angolare su cui costruire un forte e coerente disegno di sviluppo e di crescita economica e sociale”.

La Gelmini si è detta ”disponibile a un confronto che abbia come obiettivo riformare e migliorare l’istruzione in Italia. Sono disponibile in particolare a discutere con tutte quelle forze riformiste che pensano che non si possa esclusivamente difendere lo status quo. Proprio per questo abbiamo fatto le nostre scelte con le linee guida sulla riforma del sistema universitario. Base di un dibattito che ponga al centro i temi della riaffermazione del merito, della promozione dei giovani talenti e della trasparenza”.

“Il decreto legge sull’università approvato dal Consiglio dei ministri conteneva solo alcune misure indifferibili e urgenti; ma per la riforma completa, la sede del confronto sarà sicuramente il Parlamento dal quale sono sicura arriveranno proposte e suggerimenti, indispensabili per una riforma. Un disegno di legge organico di riforma, che – conclude Gelmini – ci auguriamo condiviso”

Obama e Berlusconi

novembre 9, 2008

“Il clamore sulla “abbronzatura” del presidente eletto degli Stati Uniti ha indignato il premier italiano. Era una carineria ? ha detto ? e la stampa imbecille di tutto il mondo non l´ha capita.
Io penso che Berlusconi abbia ragione, il clamore è stato eccessivo. Dovrebbe esser chiaro a tutti che l´Italia ha liberamente scelto di affidare il governo nazionale ad un comico. E´ un comico un po´ invecchiato ma pur sempre di prim´ordine. Chi se ne stupisce e se ne indigna è male informato. Si tratta di un attore della premiata ditta del Bagaglino. Barack Obama che è intelligente l´ha capito e gli ha telefonato. Forse qualche risata se la sarà fatta anche lui”.

SINTESI PERFETTA!

Eugenio Scalfari, da La Repubblica, 9.11.8