Archive for ottobre 2008

UNIVERSITA’ ITALIANA: le proposte del PD

ottobre 29, 2008

Premessa
I tagli finanziari impediranno dal 2010 il pagamento degli stipendi ai dipendenti. Il blocco del turn over significa chiudere la porta in faccia a migliaia di giovani, i più preparati, che vorrebbero dedicarsi alla ricerca e alla didattica nelle università e che spesso hanno già trascorso un lungo periodo di esperienza nella ricerca di punta. La privatizzazione delle università presenta pericoli sociali e culturali senza garanzie di vero miglioramento e porterebbe l’Italia fuori dalla tradizione europea e dagli impegni sottoscritti a livello internazionale che definiscono la formazione e la ricerca universitarie beni pubblici e pubbliche responsabilità.

Il Partito Democratico si è opposto a questi provvedimenti e continuerà la sua opposizione in Parlamento e nel Paese cercando di ottenerne sostanziali modifiche. Ma non intende sottrarsi alla responsabilità politica di preparare e sostenere le proprie proposte alternative per costruire l’università del nuovo secolo, curandone i mali attuali entro una visione strategica e coerente.

Le proposte:

1 – Concorsi più rapidi, più meritocratici, più internazionali, con meno nepotismi, localismi e lobbismi disciplinari.

2 – Valutare le università per rimanere in Europa.

3 – Finanziare le università in base al merito.

4 – Finanziare la ricerca con procedure trasparenti e internazionali.

5 – Governance universitaria più responsabile, efficace ed efficiente.

6 – Valutare periodicamente i risultati del lavoro ed incentivare i migliori.

7 – Più giovani professori e meno lunghi precariati.

8 – Innalzare la qualità dei dottorati di ricerca per innalzare la qualità delle università.

9 – Studenti protagonisti. Diritto allo studio e mobilità in Italia e in Europa

10 – Più finanziamenti pubblici al sistema universitario e par condicio tra le università.

Leggi nel dettaglio le 10 porposte del partito democratico.

Annunci

In questo caso non bastano le televisioni

ottobre 28, 2008

«C´entra un calcolo sbagliato della destra, che poi fu lo stesso errore dell´articolo 18», mi spiega Sergio Cofferati, ancora per poco sindaco. «Il non capire che quando la gente conosce una materia, perché la vive sulla propria pelle tutti i giorni, allora non bastano le televisioni, le favole, gli slogan, il rovesciamento della realtà. Le madri, i padri, sanno come lavorano le maestre. E se gli racconti che sono lazzarone, mangiapane a tradimento, si sentono presi in giro e finisce che s´incazzano».
Perché stavolta la caccia al capro espiatorio non ha funzionato? Me lo spiega la giovane madre di tre bambini, Valeria de Vincenzi: «Non hanno calcolato che quando un provvedimento tocca i tuoi figli, uno i decreti li legge con attenzione. Io ormai lo so a memoria. C´è scritto maestro “unico” e non “prevalente”. C´è scritto “24 ore”, che significa fine del tempo pieno. Non c´è nulla invece a proposito di grembiulini e bullismo». Il fatto sarà anche che le famiglie vogliono bene ai maestri, li stimano. Fossero stati altri dipendenti statali, non si sarebbe mosso quasi nessuno. Marzia Mascagni, un´altra maestra dei comitati: «La scuola elementare è migliore della società che c´è intorno e le famiglie lo sanno. Con o senza grembiule, i bambini si sentono uguali, senza differenze di colore, nazionalità, ceto sociale. La scuola elementare è oggi uno dei luoghi dove si mantengono vivi valori di tolleranza che altrove sono minacciati di estinzione, travolti dalla paura del diverso». Come darle torto? Ci volevano i maestri elementari per far vergognare gli italiani davanti all´ennesimo provvedimento razzista, l´apartheid delle classi differenziate per i figli d´immigrati. Rifiutato da tutti, nei sondaggi, anche da chi era sfavorevole alla schedatura dei bimbi rom. «Certo che il problema esiste», mi dicono alla scuola “Mario Longhena”, un vanto cittadino, dove è nato il tempo pieno «ma bastava non tagliare i maestri aggiuntivi d´italiano».
E se domani il decreto passa comunque, nel nome del decisionismo a tutti i costi? «Noi andiamo avanti lo stesso», risponde il maestro Mirko Pieralisi. «Andiamo avanti perché indietro non si può. Non vogliono le famiglie, più ancora di noi maestri. Ma a chi la vogliono raccontare che le elementari di una volta erano migliori? Era la scuola criticata da Don Milani, quella che perdeva per strada il quaranta per cento dei bambini, quella dell´Italia analfabeta, recuperata in tv dal “Non è mai troppo tardi” del maestro Manzi».

COMITATO CIVICO PER LA DIFESA DELLA SCUOLA E DELL’UNIVERSITA’ PUBBLICHE:

il blog

su facebook

Verso lo sciopero del 30

ottobre 27, 2008

Sono i giorni in cui la protesta spinge più forte. Non sarà il sì del Senato (mercoledì 29 il voto) a fermare il movimento contro le politiche scolastiche del governo. Né l’opposizione né i sindacati, e tanto meno gli studenti, intendono cedere alla rassegnazione. Il 30 ottobre sciopero generale, e l’auspicio di chi lo ha promosso è quello di riempire le piazze. Atteso un bis per il 14 novembre, quando a manifestare sarà il mondo dell’università e della ricerca ma non solo, vista la saldatura tra i due fronti della protesta. In tutta Italia è una raffica di occupazioni, assemblee, autogestioni e iniziative di vario genere. Con alcune novità, come l’irruzione dei giovani di destra nel panorama delle manifestazioni: a Roma corteo bipartisan, con qualche attrito. Si schiera anche Famiglia Cristiana: in un editoriale dal titolo “Non chiamiamo riforma un semplice taglio di spesa”, il settimanale è netto: “Non si garantisce così il diritto allo studio, il bene della scuola richiede la sospensione o il ritiro del decreto Gelmini. Per senso di responsabilità”.

COMITATO CIVICO PER LA DIFESA DELLA SCUOLA E DELL’UNIVERSITA’ PUBBLICHE:

il blog

su facebook

Comitato civico per la difesa della scuola e dell’università pubbliche

ottobre 24, 2008

Il 23.10.2008 alla camera del lavoro di Pavia si è svolta una riunione sulla scuola e l’università, presenti:
CISL -CGIL – Gilda
UDU – coordinamento per il diritto alla studio
Giovani del Pd – Giovani di rifondazione comunista
Comitato in difesa della scuola pubblica CSP
Verdi -Sinistra Democratica -Partito dei comunisti italiani
Partito democratico -Italia dei valori
Socialisti Italiani – Rifondazione comunista

Si è deciso di:
creare il COMITATO CIVICO PER LA DIFESA DELLA SCUOLA E DELL’UNIVERSITA’ PUBBLICHE
in modo tale da offrire a tutti i cittadini la possibilità di avere voce, facendo fare ai partiti e ai sindacati pur impegnati un passo indietro.
E’ stato inoltre creato un gruppo di lavoro per la preparazione di materiale informativo per le famiglie, per spiegare le ricadute dei tagli sulla vita di tutti i giorni e sul futuro.

OBIETTIVO : informare i cittadini delle conseguenze dei tagli alla scuola e all’università. Organizzare incontri pubblici di esplicazione della legge. Banchetti e volantinaggi. Il tutto firmato come comitato civico in difesa della scuola e dell’università.

AVVIARE UNA RIFLESSIONE SUL FUTURO DELLA NOSTRA SCUOLA ED UNIVERSITA’ che vada oltre le proteste e divenga elemento propositivo permanente.

CREA ANCHE TU NELLA TUA CITTA’ o PAESE un COMITATO CIVICO IN DIFESA DELLA SCUOLA E DELL’UNIVERSITA’ PUBBLICHE
Coordinatevi tra tutte le forze che si oppongono alla 133 per meglio organizzarsi. Fate girare le informazioni. Mettete insieme tutte le forze che si oppongono alla distruzione della scuola pubblica e dell’università.

Il sito.

Il gruppo su Facebook.

Europorcellum

ottobre 24, 2008

Via le preferenze e liste bloccate “corte” di sette candidati

Soglia di sbarramento al 5 per cento

Raddoppio da cinque a dieci delle circoscrizioni

Niente alternanza uomo-donna a favore della più semplice ed eludibile ripartizione al 50 per cento dei posti in lista.

Il Pdl ha approvato ieri in commissione Affari costituzionali della Camera l´”europorcellum”, la nuova legge elettorale per le Europee.
Il centrodestra se l´è votata da solo perché Pd, Udc e Idv hanno abbandonato l´aula per protesta contro una proposta che considerano come minimo poco democratica.
Ma il Pdl non ha tenuto in gran conto le proteste. Ha dato mandato al relatore Peppino Calderisi di presentate il testo in aula e la conferenza dei capigruppo ha deciso che si comincerà a discutere lunedì prossimo. Ma solo per sette ore e per evadere il passaggio obbligato della discussione generale. Poi, salvo sorprese clamorose, si andrà al calendario di novembre con la possibilità di contingentare i tempi.
Fini sarà chiamato in causa anche sulla questione del voto segreto. Il presidente della Camera sembrerebbe orientato a concedere questo strumento alle opposizioni. Il cui calcolo è semplice: nel segreto dell´urna molti interesse “trasversali” potrebbero sommarsi e portare alla bocciatura di parti importanti della legge.
E il precedente di un voto ammesso da Casini sulla legge elettorale nazionale fa sperare le opposizioni che pezzi del Pdl si dissocino. Il Movimento per le autonomie di Raffaele Lombardo ha infatti annunciato di essere contro lo sbarramento e l´abolizione delle preferenze.
Il Pd, l´Udc e Idv annunciano una battaglia durissima in aula. Vogliono usare tutti gli strumenti a disposizione, compreso l´ostruzionismo per bloccare la legge in arrivo.

Parole e sogni

ottobre 21, 2008

Da troppo tempo, almeno per quello che mi riguarda, viviamo un atteggiamento di mansueta accettazione di tutto cio che accade, soprattutto per quanto riguarda le dinamiche sociali.
Come se ci fossimo convinti che tutto quelo che succede in fondo è inevitabile, va bene e le cose che non vanno ancora bene si aggiusteranno col tempo. Un attegiamento passivo, inerme e un poco ottuso. In questo modo nessuno si offende.

E’ stata abolita la fermezza e sostituita con una soffice accettazione di quello che accade.

Abbiamo così sottovalutato in maniere ecclatante problemi come la sicurezza e l’immigrazione clandestina lascindo così il terreno aperto alle destre e non ascoltando l’allarme espresso dai cittadini.
Tanto poi alla fine tutto si regolera da solo………

All’origine l’illusione di riuscire a dominare il “nuovo mondo” (come lo chiammava Pasolini) cioè la modenità, la globalizzazione e la sua complessità, di includerlo, dominarlo. Scriveva a tal proposito: “un generale ottimismo delle sinistre, un vitale tentativo di annettersi il nuovo mondo” -da “la prima vera rivoluzione di destra” P.P.Pasolini- .
Oggi forse prevale la paura di essere accusati di comunismo o estremismo (ma tanto Berlusconi lo fa lo stesso).

Allora dico che dobbiamo tornare a volare alto, a dire e gridare che vogliamo un mondo migliore, possiamo costruirlo.
La ragione e il progresso sono la nostra stella di orientamento, L’emancipazione la nostra volontà.
La ragione ci insegna che ora tutto è più complesso e che dobbiamo ascoltare ed ascoltare le persone in carne ed ossa.

La politica ha ancora un ruolo vitale come dimostrano le scelte di nazionalizzare molte banche fatte dagli iperliberisti di destra. Da coloro che ci dicevano: tutto ciò che è stato e pubblico è male, tutto ciò che è privato è bene. Le regole e i controlli sono solo delle difficoltà. Ce ne fossero state di serie non saremmo in questa crisi finanziaria ed economica. Ma chi può dare regole e controlli seri e rigorosi: la politica.

Torniamo a sognare con rigore e fermezza una società che cresce protteggendo l’ambiente, in cui scuola e ricerca sono priorità assolute e pubbliche da difendere e migliorare. La sanità va razionalizzata ma deve essere sostanzialmente pubblica e per tutti. Tutti devono avere le stesse opportunità di partenza per competere nella società siano essi figli di un avvocato o figli di un extracomunitario, quello che conta è il merito, non certo il cognome o le amicizie politiche. Che la giustizia è uguale per tutti ricchi e poveri. Che i giovani e le donne sono una ricchezza e non il problema. Che la libertà non è la libertà di farsi i propri affari sempre e comunque ma quella di fare scelte consapevoli per tutti. Che i caduti per la repubblica di Salò sono cosa ben diversa dai caduti per la resistenza partigiana.
Tutto questo per favore con meno paura e più RIGORE.

Quel rigore che era di Vittorio Foa. Grazie di Tutto.

I premi nobel lanciano l’appello: “Lottiamo per Saviano”

ottobre 20, 2008

Roberto Saviano è minacciato di morte dalla camorra, per aver denunciato le sue azioni criminali in un libro – Gomorra – tradotto e letto in tutto il mondo.

È minacciata la sua libertà, la sua autonomia di scrittore, la possibilità di incontrare la sua famiglia, di avere una vita sociale, di prendere parte alla vita pubblica, di muoversi nel suo Paese.

Un giovane scrittore, colpevole di aver indagato il crimine organizzato svelando le sue tecniche e la sua struttura, è costretto a una vita clandestina, nascosta, mentre i capi della camorra dal carcere continuano a inviare messaggi di morte, intimandogli di non scrivere sul suo giornale, Repubblica, e di tacere.

Lo Stato deve fare ogni sforzo per proteggerlo e per sconfiggere la camorra. Ma il caso Saviano non è soltanto un problema di polizia. È un problema di democrazia. La libertà nella sicurezza di Saviano riguarda noi tutti, come cittadini.

Con questa firma vogliamo farcene carico, impegnando noi stessi mentre chiamiamo lo Stato alla sua responsabilità, perché è intollerabile che tutto questo possa accadere in Europa e nel 2008.

DARIO FO
MIKHAIL GORBACIOV
GUNTHER GRASS
RITA LEVI MONTALCINI
ORHAN PAMUK
DESMOND TUTU

FIRMA ANCHE TU!

La Lega: niente assistenza medica ai clandestini

ottobre 19, 2008

Il Carroccio Lega nord ha presentato in Senato un emendamento che mira a modificare l´articolo 35 del Testo unico sull´immigrazione. In particolare si vuole cancellare il comma 5, in base al quale «l´accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all´autorità».

Quale è la logica di questa norma? «Non solo quella di curare l´immigrato irregolare – spiega Salvatore Geraci, presidente della Società italiana di medicina delle migrazioni – ma di tutelare la collettività: il rischio di denuncia contestuale alla prestazione sanitaria spingerebbe infatti a una clandestinità sanitaria pericolosa per l´individuo, ma anche per la popolazione italiana in caso di malattie trasmissibili». Si rischia poi di trasformare i medici in delatori. Non è tutto. L´emendamento leghista mira anche a eliminare la gratuita delle cure per gli stranieri.

Sopprimere la gratuità della prestazione urgente o essenziale erogata agli stranieri non iscritti al servizio sanitario nazionale e privi di risorse economiche sufficienti, cozza con l´articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come fondamentale diritto dell´individuo, garantendo cure gratuite agli indigenti.

Salta il diritto alla salute per gli stranieri e i loro figli. Poi a chi toccherà?

Italia: il regno dei mediocri

ottobre 18, 2008

Esce in edicola il 21 ottobre il libro: “Mediocri, i potenti dell’Italia immobile”, scritto dal giornalista Antonello Caporale.

L’Italia è ricca di giovani talenti ma resta vecchia ed immobile. L’Italia è piena di mediocri. Organizzati per cordate, sorretta da corporazioni, dal club dell’accesso esclusivo o garantiti dal nome di famiglia.
Meglio i parenti dei concorsi: meglio serrarsi nella difesa degli interessi delle lobby che affrontare il rischio della concorrenza.
Meglio i portaborse servili dei collaboratori svegli ed efficienti. Valori capovolti e merito taroccato. Entra solo chi si mette in fila e aspetta, docile, il suo turno. La prova del nove è davanti ai nostri occhi. Perfetti sconosciuti – grazie a mirabili carriere da Signorsì – hanno confezionato un cursus honorum che riserva loro omaggi e riverenze di Stato. Figurarsi in Parlamento. Lì la mediocrità è una virtù. Mi ha colpito, come credo molti, il modo in cui la politica ha raccolto «i migliori», il metodo di selezione dei candidati nelle ultime elezioni. Un disegno organico e complementare, che ha unito destra e sinistra e premiato gli adulatori dal pensiero liquefatto al primo raggio di sole.
Il trionfo della mediocrità
Il paradosso è evidente, e le sue conseguenze devastanti. Ogni anno migliaia di giovani promesse della ricerca prendono il largo. Non partono, fuggono.
L´esodo del know how rende l´esatto polso del declino: coloro che col talento potrebbero fornire i mezzi culturali per superare la crisi, sono inspiegabilmente esiliati. Gli studiosi lo definiscono brain drain. È la migrazione di persone altamente qualificate che, formatesi in un Paese, si trasferiscono e lavorano in un altro. I precari bocciati in Italia, all´estero, come per magia, si trasformano in professori associati. Senza capelli bianchi, poco più che trentenni. In Italia su 18.651 solo nove sono gli ordinari che hanno meno di trentacinque anni: lo 0,05%! Il Censis traccia le rotte dei migranti del sapere. Secondo le stime del Rapporto 2007 più di 11 mila e 700 laureati hanno trovato lavoro all´estero dopo un anno. Ben 13.368 italiani qualificati si sono trasferiti negli Stati Uniti: 6.179 sono specializzati ai massimi livelli.

Il popolo delle Primarie si è perduto

ottobre 15, 2008

L’articolo di Ilvo Dimanti sul La Repubblica è molto lucido. Un partito che nasce con le primarie nel suo DNA, non può aver paura delle stesse primarie. Si leva un grido: stiamo perdendo il popolo delle primarie e lo spirito del PD!

“E’ trascorso giusto un anno dalle primarie che elessero Walter Veltroni alla segreteria del Pd, insieme a un’assemblea costituente composta da qualche migliaio di persone. L’approdo finale dell’Ulivo di Romano Prodi dopo 12 anni di navigazione. Il 14 ottobre 2007 si recarono ai seggi circa tre milioni di persone. Mentre due anni prima la partecipazione alle primarie che avevano sancito la candidatura di Prodi in vista delle elezioni politiche del 2006 era risultata ancor più larga. Oltre 4 milioni. Ma allora la consultazione riguardava l’intera coalizione di centrosinistra.

In entrambi i casi, però, le primarie hanno costituito un’occasione di straordinaria partecipazione. Milioni di persone, in fila, davanti a seggi improvvisati, a firmare una dichiarazione di appartenenza. Disposte a pagare per votare. Un segno di vitalità della società civile che contrasta con quanti immaginano – e teorizzano – una democrazia stanca, fatta di cittadini indifferenti, per i quali il rito delle elezioni basta e avanza. E’ fin troppo.

La risposta alle primarie dimostrò – dimostra – che i cittadini sono silenziosi perché non hanno buone ragioni e valide occasioni per esprimersi. Peraltro, le primarie non vanno confuse con una manifestazione di democrazia diretta. Sono, invece, strettamente collegate alla democrazia rappresentativa, in quanto servono a selezionare e a legittimare la classe dirigente dei partiti oppure le candidature alle elezioni a cariche pubbliche………..

………Le primarie, invece, non sono state usate per scegliere i candidati alle politiche. Né il sindaco a Roma. A causa dei tempi troppo ravvicinati, si è detto. Un problema reale. Che, però, sembra essere stato accolto con sollievo nei gruppi dirigenti, preoccupati dall’emergere di qualche sorpresa, per definizione sgradita. In generale, a livello centrale e locale, negli organismi e fra gli eletti del Pd alle cariche più importanti prevalgono sempre i soliti noti. I leader dei partiti da cui originano: Ds e Margherita. Che, spesso, operano distintamente, come due entità specifiche (come ha rilevato una ricerca sul cambiamento dell’organizzazione dei “nuovi” partiti a livello territoriale condotta da Terenzio Fava, dell’Università di Urbino). La distribuzione degli incarichi avviene, inoltre, in base ad appartenenze “partigiane” (e di corrente: d’alemiani, rutelliani, popolari, veltroniani…). ” LEGGI l’INTERO INTERVENTO.
Come darti torto caro Ilvo!