Archive for maggio 2008

2% del PIL prodotto da immigrati irregolari

maggio 31, 2008

E se per assurdo li mettessero tutti in galera? Beh, se davvero accadesse, il paese perderebbe una discreta fetta della sua ricchezza. Perché al dunque, al di là delle paure e dell’ossessione – sicurezza, i clandestini sono anche una preziosa risorsa. Per restare solo nella sfera economica, che non è certo l’unica: questo esercito di invisibili, che trova comprensione in Vaticano ma è preso di mira dal governo, quando lavora – nelle fabbriche, nei campi, nei cantieri, nelle case degli italiani – produce Pil, dunque benessere. E tanto, anche, come forse non s’immagina.
I calcoli naturalmente sono empirici. Ed è logico, poiché riguardano persone che, per definizione, vivono nell’illegalità e dunque di nascosto. Però un tentativo è possibile. Ci provano gli studiosi della Cgia di Mestre prendendo in esame i 700 mila individui che hanno presentato regolare domanda per emergere dal mondo sommerso in cui vivono. La loro ipotesi si basa sull’idea che questa marea umana ancora oscura produca quanto gli stranieri “regolari”, che sono ormai 2,5 milioni e contribuiscono al Pil per il 9,2% (dati Unioncamere).

Annunci

Io denuncio

maggio 30, 2008

I siti Articolo 21 e Women in the City danno pieno sostegno alla campagna Io Denuncio, uno spazio virtuale per denunciare episodi di intolleranza, razzismo, xenofobia, omofobia. La campagna è stata lanciata da Christian Floris, il conduttore di Radio DeeGay vittima di un’aggressione omofoba. Invia la tua denuncia.

Contro l’intolleranza verso il ”diverso”. Io, denuncio!

Incertezza della pena

maggio 29, 2008

La certezza della pena non esiste più. Ci troviamo in una situazione di «indulto quotidiano», in cui tutti parlano ma nessuno fa. Il capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli, non usa mezzi termini per definire lo stato della certezza della pena in Italia.
NON SI E’ FATTO NULLA – «Viviamo una situazione di indulto quotidiano – dice alle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia del Senato – di cui tutti parlano. Ma su cui non si è fatto nulla negli ultimi anni».

Tortura in 61 paesi del mondo

maggio 28, 2008

A 60 anni dall’adozione della Dichiarazione universale dei diritti umani, approvata il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in almeno 61 paesi del Mondo ci sono prove che sia ancora praticata la tortura; in altri 54 si celebrano processi iniqui e in 77 non è consentita la libera espressione delle idee. Nel rapporto annuale 2008 di Amnesty International, che contiene questi dati, si chiede ufficialmente ai leader mondiali di porgere le scuse per questi 60 anni di fallimenti. E’ un quadro drammatico, che fotografa un mondo che non migliora, anzi. «L’ingiustizia, la disuguaglianza e l’impunità sono i tratti significativi del mondo di oggi» ha detto il presidente della sezione italiana di Amnesty Paolo Pobbiati durante la presentazione del rapporto. «Le crisi dei diritti umani in Darfur, Zimbabwe, Gaza, Iraq e Myanmar richiedono un’azione immediata – ha aggiunto Pobbiati. I governi devono agire subito, per colmare il divario crescente tra ciò in cui s’impegnano e quello che fanno».

Frequenze Tv, scontro alla Camera

maggio 27, 2008

Non bastano due modifiche per superare il muro contro muro. Per trovare un’intesa con l’opposizione e varare il decreto legge sull’attuazione degli obblighi comunitari. Quello in cui la maggioranza ha infilato il decreto “salva Rete4” scatenando l’ira dell’opposizione. E oggi, dopo il duro scontro dei giorni scorsi, il governo frena alla Camera e annuncia una riformulazione del testo per venire incontro alle richieste dell’opposizione. Che, però, risponde picche: “Modifiche insufficienti, rimane l’opposizione ferma e netta”.
La giornata inizia con l’aula della Camera che diventa teatro di scontro. Con il Partito Democratico e l’Italia dei Valori che abbandonano l’aula in segno di protesta e per far mancare il numero legale. L’Udc, invece, resta. Secondo la rilevazione elettronica del voto mancano dieci voti ma, in base al regolamento, il presidente della Camera Gianfranco Fini considera presenti i 14 deputati che si erano iscritti a parlare pur senza partecipare alla votazione, proclamando il numero legale. Una decisione che fa infuriare l’opposizione. A quel punto e con la prospettiva di un estenuante ostruzionismo, la maggioranza tira il freno e decide di accogliere alcune richieste del Pd.

Il nuovo conformismo che circonda il cavaliere

maggio 26, 2008

GLI scontri di Napoli testimoniano che il miracolo non è ancora avvenuto, e che la realtà è refrattaria a conformarsi al clima saccarinoso seguito all´insediamento del governo Berlusconi e al primo Consiglio dei ministri sotto il Vesuvio. Con un normale esercizio critico, si può ragionevolmente sostenere che la tonalità generale dell´Italia contemporanea non è certo rappresentata dagli spettrali raid contro i campi nomadi di Ponticelli.
Né dalle aggressioni a sfondo più o meno xenofobo, dall´insurrezione antimigratoria. Ma neppure è rappresentata dal clima della luna di miele con il nuovo esecutivo e con il nuovo Berlusconi, lo “statista”.
Negli ultimi giorni si è assistito a un fenomeno non sorprendente ma comunque straordinario di conformismo verso il nuovo potere. In certi momenti, come all´ultima assemblea generale della Confindustria, è sembrato addirittura che l´attuazione del programma del centrodestra fosse soltanto una formalità, e che Silvio Berlusconi e i suoi ministri meritassero un consenso corale, nel nome delle centrali nucleari, della guerra ai fannulloni e della crescita.
Ma questa non è la realtà. Questa è una rappresentazione ideologica, forse un miraggio suscitato dalle aspettative di quell´opinione pubblica che ha assaporato il dolce calice della vittoria del Pdl e della Lega, e ora comincia a osservare con romanticismo i primi risultati del nuovo governo. È vero che nelle settimane dopo il 13-14 aprile sono stati sparsi interi turiboli di incenso per celebrare la liturgia del grande ritorno. Ma questa cerimonia andrebbe catalogata sotto l´ineffabile amore di buona parte delle élite italiane per qualsiasi potere, purché forte e spregiudicato: quell´amore che induce i membri dell´establishment a clamorose virate intellettuali (vedi quella del passaggio dal dogma delle privatizzazioni, delle liberalizzazioni e delle “agende Giavazzi” al neoprotezionismo, e alla globalizzazione “regolata”, simboleggiate probabilmente dalla candidatura del capo dei tassisti romani e dalla cordata nazionalista per l´Alitalia).
Va da sé che non tutti gli uomini politici e le figure di potere possiedono l´autostima che fa dire a Massimo D´Alema, a proposito del ministro dell´economia Giulio Tremonti: «È un pensatore neoconservatore, peraltro modesto». Ma perlomeno sarebbe utile se nel Pd emergesse qualche giudizio critico, e criticamente motivato, sulle prime mosse del governo.
Perché non è affatto detto che il tema supremo delle riforme istituzionali sia un totem a cui sacrificare anche una dettagliata linea di giudizio. Fra l´altro, non è chiarissimo con quali idee, al di là del reperto della “bozza Violante”, il Pd affronti la discussione del rifacimento costituzionale: e non è detto che l´elettorato del centrosinistra condivida integralmente i pilastri del riformismo veltroniano (un ventaglio che sembra prevedere forme di presidenzialismo e si spinge verso configurazioni di federalismo fiscale): tanto per dire, può essere che settori non insignificanti apprezzino invece modalità di governo neoparlamentare, sebbene finora nessuno ne abbia discusso apertamente.
Inoltre, sarà superfluo sottolineare le possibili trappole dell´iter di riforma istituzionale: che prevedono la possibilità di essere ricacciati nel ghetto riservato all´opposizione disfattista e sabotatrice, nel caso disgraziato che le riforme della maggioranza non piacciano alla minoranza ovvero che un accordo non si trovi. E sarà inutile anche segnalare che l´accusa di disfattismo arriverà puntualmente non appena si passerà a iniziative di governo più consistenti, dopo i “primi passi”, le “prime mosse”, i segnali mandati, le misure sperimentali (come per l´appunto i discutibilissimi e poco discussi provvedimenti sull´Ici e sulla parziale nonché bizzarramente selettiva detassazione degli straordinari).
In sostanza, la scena politica appare amorfa perché un´ondata di consenso aprioristico, in genere non condizionato dalla verifica dei risultati attesi, si è riversata sul centrodestra. Un consenso “a prescindere”, come se la società italiana, dopo essersi faticosamente misurata con il berlusconismo per quindici anni, di fronte al Berlusconi statista, al politico improvvisamente consapevole delle difficoltà e moderato negli intenti, avesse deciso che non aspettava altro, che quella destra era la coperta migliore per il paese, tale da aderire confortevolmente a tutte le sue pieghe: una specie di andreottismo screziato di prudente decisionismo, una Dc senza i preti, ma che comprende l´interclassismo a cui allude Maurizio Sacconi, in cui si sentono echi di Mitbestimmung tedesca, con i sindacati nei consigli d´amministrazione e la fine di qualsiasi conflitto redistributivo: Pax vobiscum, nel senso di una pace sociale garantita da un potere politico senza alternative.
Rispondere a questo pacchetto ideologico è difficile, perché in realtà il cosiddetto interclassismo prospetta un´economia corporata, che integra organicamente gli interessi di categoria, a cui chiede voti offrendo protezione, cioè riducendo la concorrenza e tutelando le rendite di posizione. Di per sé, si tratta di una notevole antitesi al profilo di una società liberale. Ma anche senza ipotecare un giudizio filosoficamente negativo, anche sfuggendo ai pregiudizi e valutando soltanto i fatti, ci vorrebbe comunque da sinistra un buon esorcista, per dissolvere la magia del consenso a tutti i costi e del conformismo generale.
Perché con ogni probabilità ci sarà da condurre una battaglia impopolare contro l´idea irresistibile che viviamo nel migliore dei mondi possibili, e in cui l´unico atteggiamento civile è l´applauso. Per questa battaglia, il governo ombra va bene, un´opposizione costruttiva va benissimo, ma una cultura, un progetto condiviso, cioè un´ipotesi di società desiderabile alternativa a quella di Berlusconi e soci, andrebbe anche meglio. 

Edmondo Berselli, da La repubblica.

Veltroni a Milano

maggio 24, 2008

“D’ora in poi tutte le nuove candidature si sceglieranno attraverso le primarie, in modo da dare la parola ai cittadini”. Lo ha detto Walter Veltroni, leader del Partito democratico, nel suo intervento al primo forum dei circoli lombardi del Pd, tenutosi oggi a Milano.

Il neonato clandestino

maggio 23, 2008

CI SONO le leggi e le leggi vanno rispettate. Ci sono paesi nei quali vige lo jus sanguinis. Si è cittadini italiani, ad esempio, solo se si nasce da una donna e un uomo italiano. Ci sono paesi nei quali vige lo jus soli. Si è cittadini francesi, ad esempio, solo se si nasce sul territorio francese. Tutto preciso, tutto regolare come devono essere le leggi sulle quali si basa la nostra convivenza. Ma cosa succede quando un bambino, ignorando qualunque legge, nasce in mare da genitori emigranti illegali su un gommone carico di altri clandestini? Nella mitologia, nelle leggende, nelle Sacre Scritture ci sono tanti bambini che, appena nati, vengono abbandonati in acqua, sul bordo di un fiume o in mare, nascosti in un cestino. Nella mitologia, nelle leggende e nelle Sacre Scritture, quei bambini abbandonati di solito vengono salvati e una volta adulti, tornano nel loro paese, a guidare il proprio popolo e a fare giustizia. Il bambino nato su un gommone carico di clandestini è figlio di genitori somali fuggiti da un paese che è in mano alla ferocia di bande armate, un paese che non è più nemmeno uno stato. Fanno parte di quelle migliaia di sventurati che attraversano a piedi un bel pezzo d’Africa per imbarcarsi, forse in Libia, per il nostro paese. Forse il bambino nato ieri su un gommone, in mare, un giorno tornerà nel suo paese a riscattarlo e fare giustizia. Questo, di solito accade nelle leggende e nelle favole. Ma oggi, quale destino attende il piccolo somalo nato in mare a poche miglia di distanza da Lampedusa? I genitori lo hanno chiamato Abdwahd, che vuol dire fortunato: già il fatto di essere venuto al mondo vivo, di aver potuto toccare un lembo di terra, è segno di buona sorte. Ma il piccolo Abdwhad, nato clandestino, profugo da un paese che sta andando alla rovina, in un continente che si sta dilaniando tra corruzione e lotte tribali, rischia di diventare il simbolo di una umanità senza diritti e senza futuro. Di una umanità affamata, sospetta. E con i suoi genitori ed altri clandestini arriva nel nostro paese nel momento in cui si stanno preparando leggi più severe per il controllo degli immigrati, quelli che già risiedono, legalmente o illegalmente nel nostro paese, e per impedire ad altri di arrivarci, con il loro pericoloso carico di miseria e di rabbia. Quest’ultimo sbarco illegale ci dice intanto come sono inevitabilmente porose le frontiere di un paese come il nostro che appare sulle carte geografiche come una lunga lingua di terra circondata dal mare, costante miraggio per popolazioni sofferenti e calpestati. Ci dice anche che le leggi, anche le rigorose e generalmente condivise, non potranno mai impedire del tutto sbarchi clandestini e altrettanto clandestini attraversamenti di frontiera. Questo gruppo di somali arrivati ieri a Lampedusa su un gommone di non più di 8 metri, tra i quali i genitori del piccolo nato in mare, chiederanno probabilmente di avvalersi della particolare legislazione che tutela i richiedenti asilo politico. E’ possibile, è augurabile che l’ottengano. Tra le nuove, più severe, norme annunciate, mercoledì dal governo Berlusconi, in tema di immigrazione, non mi sembrava esserci alcuna revisione delle norme che limitano la concessione dello status di “rifugiato politico”. Se riuscirà a ottenerlo, se l’Italia – malgrado il giro di vite, l’introduzione del reato di clandestinità, il “muro” di leggi che sta erigendo simbolicamente intorno alle sue coste – non spegnerà il suo futuro, il piccolo Abdwahd, nato clandestino, potrà dirsi davvero fortunato.

di MIRIAM MAFAI, da La Repubblica.

Il governo aggira norme Ue

maggio 22, 2008

Prima la lite maggioranza-opposizione al Senato sul decreto-ponte per Alitalia. Poi, nel pomeriggio, il muro contro muro a Montecitorio sul piano frequenze tv. Malgrado lo stile da dolce stil nuovo e le discussioni in punta di fioretto tra maggioranza e opposizione, le aule parlamentari cominciano invece ad affilare le lame.

La febbre oggi si è alzata soprattutto alla Camera dove era all’ordine del giorno l’emendamento del governo Berlusconi in materia di frequenze tv al decreto salva-infrazioni che porta invece la firma di Prodi. In pratica, è l’accusa del Pd e dell’Idv, una specie di Cavallo di Troia che utilizza una norma che finge di mettere l’Italia al riparo delle infrazioni europee mentre, in realtà, è una sanatoria per le frequenze. Soprattutto quelle Mediaset. Per questo il Pd chiede il ritiro della norma e annuncia barricate e il leader Idv Antonio Di Pietro parla di “proposta criminogena”.
Qualche perplessità anche nei banchi del Pdl. La Lega Nord frena e invita “ad evitare subito lo scontro con l’opposizione”. Il governo, intanto, prende tempo: dovrebbe sciogliere la riserva nelle prossime ore o al massimo domattina, quando in aula riprenderà la discussione sul provvedimento.

La diversità, elemento da tollerare o bene da tutelare?

maggio 21, 2008

Quello della “diversità” è un concetto ambivalente, che da un lato suscita mistero e timore, dall’altro curiosità e fascino.
La diversità talvolta provoca un senso di rifiuto ma allo stesso tempo può essere adottata come vera e propria filosofia di vita, accompagnata dal bisogno di qualcosa di “diverso” per poter mettere sé stessi a confronto con “l’altro” e poter così arricchirsi delle differenze altrui.
Diversità perciò come concetto negativo e positivo assieme, a seconda del senso e del valore che ognuno di noi, nelle varie situazioni, da al termine; diversità come necessità inevitabile della nostra vita, come valore e ricchezza per lo scambio e la crescita umana ma anche come difficoltà cui andiamo incontro nel momento in cui per primi ci si sente diversi o esclusi.
Le differenze tra le persone e le peculiarità di ognuno sono la ricchezza stessa di ogni situazione sociale, anche se nel contempo si è abituati in maniera più o meno conscia a considerarla un pericolo.
Il “diverso” può essere lo straniero, differente per lingua, cultura, religione e sensibilità su determinate tematiche, come può esserlo il portatore di handicap, verso il quale le persone tengono spesso atteggiamenti contrastanti, dalla solidarietà al rifiuto. Il diverso è l’omosessuale (a riguardo ne avevamo fatto cenno nell’ultimo tema “Trends & Famiglia”) in quanto contravviene secondo molti a un ordine naturale.
Il senso della diversità, dettato dalle convenzioni sociali e dalla sensibilità comune, ha a lungo influito sulla produzione artistica e sui valori del mercato. Molte opere di spessore sono state spesso “dimenticate” a causa delle imposizioni mediatiche che hanno plasmato una estetica comune che porta al rifiuto di alcuni canoni stilistici, bocciati in quanto non corrispondenti a criteri prestabiliti.
Anche la trasgressione rappresenta la scelta di una diversità, il bisogno di superare limiti, regole e imposizioni, a metà tra la genialità eccentrica e il diabolico; talvolta proprio queste trasgressioni sono viste come autentici tabù, tanto che i media rifiutano di parlarne.
Ciò che è simile a noi è infatti più rassicurante, riconoscibile, controllabile ma nello stesso momento il desiderio di fuga dall’omologazione ci può spingere verso strade fuori dalla norma generale.
Lo stesso desiderio di viaggiare e di esplorare paesi a noi sconosciuti, dimostra come spesso bramiamo la fuga dalla quotidiana realtà proprio nella ricerca di una dimensione estranea, rompendo così la seppur rassicurante routine di ogni giorno
Abbiamo bisogno della diversità, proprio per celebrare la nostra individualità.
L’industria culturale si è mostrata ancora una volta sensibile a questi cambiamenti; la ricerca del diverso, dell’eccentrico, dell’originale e anche del trasgressivo rappresenta oggi un trend forte, già ampiamente documentato da insolite pratiche artistiche citate nel tema sui “Nuovi Mostri” di due mesi fa.
Ci troviamo quindi ad evocare a gran voce la diversità culturale, come forte spinta al rinnovamento delle nostre risorse intellettuali, quella etnica, nel segno del rispetto reciproco, scongiurando così pericolosi sviluppi di ideologie razziste, la diversità sessuale (visti anche i forti temi di grande attualità) e la diversità religiosa, sebbene fonte di gravi instabilità sociali all’interno della nostra storia attuale.
Proprio gli uomini vengono definiti come “animali religiosi”, accomunati dalla ricerca delle risposte a grandi domande sulla vita, di cui condividono i medesimi interrogativi, ma si differenzia soltanto per le risposte che gli vengono date.
Recenti studi sviluppati da Richard Florida, professore della George Mason University e autore del libro “The Rise of the Creative Class”, hanno addirittura dimostrato come le comunità che si sono dimostrate gay-friendly, abbiano avuto un tasso di sviluppo economico e culturale superiore alla norma.
Un’altra chiara dimostrazione di come l’accettazione della diversità sia una fonte di ricchezza, non solo spirituale, ma in questo caso anche materiale.
La distinzione tra normalità e diversità, sebbene necessaria e inevitabile, non è quindi un valore assoluto o eterno, ma una convenzione che può essere messa in discussione, criticata e modificata.