Archive for dicembre 2007

Le donne al potere

dicembre 29, 2007

Indira Ghandi

Le donne al potere fanno paura a tutti gli integralismi, religiosi e non religiosi. 
Niente è destabilizzante come una generazione di signore istruite
Chiunque l’abbia uccisa, ha visto in lei e soppresso molto più di una nemica politica. 
Anche nelle dittature comuniste il potere è sempre rimasto nel pugno degli uomini 
La lotta contro gli integralismo non può che passare dalla difesa della tolleranza e dell’emancipazione.

Omaggio a Benazir Bhutto

dicembre 28, 2007

benazir-bhutto.jpg

In trincea contro gli integralisti la sfida mortale dei Bhutto.

La prima donna leader di un Paese islamico.

BLASFEMIA

dicembre 27, 2007

NON NOMINATE IL NOME DI DIO INVANO

MI HANNO molto colpito i pensieri e le parole scritte nei giorni scorsi dalla senatrice Paola Binetti e da lei affidate in una lettera al «Foglio» che, a quanto lei stessa scrive, è ormai il suo giornale di elezione. Il testo di quella lettera è stato poi integralmente ripubblicato dal «Corriere della Sera». E di nuovo la senatrice ha ripetuto e ancor più estesamente formulato i suoi pensieri in un dialogo sulla «Stampa» con Piergiorgio Odifreddi.
Il tema di questi interventi è singolare. Viene affrontato per la prima volta nel mondo e per la prima volta nella Chiesa cattolica da parte d´un cattolico militante che si riconosce in un partito ed ha un seggio nel Senato della Repubblica. Si tratta dell´intervento di Dio nella formulazione delle leggi, sollecitato dalle preghiere della senatrice devota.
Ricordo il caso per completezza di informazione. Si votò pochi giorni fa in Senato la conversione in legge del decreto sulla sicurezza. Tra le varie norme ce n´era una che configurava come reato di razzismo la discriminazione nei confronti degli omosessuali effettuata con atti o parole di istigazione a discriminare. La Chiesa si allarmò per timore che la sua predicazione che considera l´amore tra omosessuali una devianza contro natura venisse giudicata reato penalmente perseguibile. Reclamò la cancellazione di quella norma e invitò esplicitamente i parlamentari cattolici a votare contro di essa.
Si trattava con tutta evidenza d´un intervento e d´una interferenza che violavano in modo grave le disposizioni concordatarie. Talmente scoperta – quell´interferenza – da richiedere una protesta formale del governo nei confronti della Santa Sede. Protesta che invece e purtroppo non c´è stata.
Il governo però, a sua volta allarmato dai possibili effetti di quell´interferenza clericale, pose la fiducia sul decreto e sui singoli articoli. I molti parlamentari cattolici che fanno parte della maggioranza votarono la fiducia pur con qualche disagio di coscienza. La Binetti, anch´essa con qualche disagio di segno opposto, votò invece contro la fiducia, cioè contro il suo partito e il suo governo, in obbedienza al dettame della gerarchia ecclesiastica romana.
Il Partito democratico nel quale la senatrice milita decise di mostrare comprensione per il suo voto di dissenso e di non applicare nei suoi confronti alcuna censura politica.
Quanto alla norma concernente l´omofobia, essa fu approvata per un solo voto. Quello contrario della Binetti (e l´altro egualmente contrario del senatore a vita Giulio Andreotti) furono infatti compensati da altri voti. Forse ispirati, questi ultimi, dal demonio. Non si sa e non si saprà mai.
Fin qui il caso Binetti. Niente di speciale: un caso di coscienza che avrebbe potuto far cadere il governo il quale riuscì tuttavia ad ottenere la fiducia e passare ancora una volta indenne in mezzo a tante traversie.
Trasferitosi l´esame della legge alla Camera, dove il governo dispone d´una più solida maggioranza, si scoprì però che proprio quell´articolo sull´omofobia era affetto da un errore di redazione. Si menzionava infatti come punto di riferimento della norma una direttiva dell´Unione Europea contenuta in un trattato che risultò non essere quello citato ma un altro. Insomma una citazione sbagliata, un errore di sbaglio come si dice in casi analoghi con qualche ironia.
Per evitare che l´emendamento dovesse nuovamente implicare un voto del Senato, il governo decise alla fine di far cadere l´articolo in questione per poi ripresentarlo in altro modo e con altro strumento legislativo.
Normale gestione d´una situazione parlamentare complicata.
Ma ecco a questo punto insorgere un secondo caso Binetti. Ben più clamoroso del precedente, anche se per fortuna senza effetti parlamentari immediati. E sono appunto le lettere al «Foglio» e il dibattito sulla «Stampa» dove la senatrice sostiene la tesi del miracolo. L´errore di sbaglio, la citazione incomprensibilmente sbagliata non si può attribuire, secondo la Binetti, ad una trascuratezza umana. Quella trascuratezza c´è indubbiamente stata, ma non è né dolosa né colposa. E´ talmente macroscopica e impensabile che non può che essere stata effetto d´un «intervento dall´Alto» – così testualmente scrive la Binetti – stimolato dalle sue preghiere.
La senatrice enumera altri casi di leggi e norme da lei ritenute indispensabili per il bene della comunità e della morale, che sono state approvate in Parlamento e da lei attribuite ad altri «interventi dall´Alto», anch´essi stimolati dalle sue preghiere. Altre norme da lei desiderate e altre preghiere da lei elevate al cielo non hanno invece trovato ascolto (è sempre la senatrice che parla) ma ella non dispera che lo troveranno in un prossimo futuro.
Siamo di fronte ad un caso che, come ho prima accennato, non ha riscontro nella storia né parlamentare né religiosa di nessun Paese. Leggi e norme sull´approvazione delle quali si sarebbero verificati interventi di Dio in accoglienza di preghiere di parlamentari. Come giudicare simili affermazioni? Una presunzione inaudita? Un disturbo mentale? Una fede capace di muovere le montagne e quindi nel caso specifico di ottenere risultati parlamentari altrimenti inspiegabili? Una forma di fondamentalismo ideologico che può suscitare un anti-fondamentalismo di analoga natura ma di segno diverso?
Mi permetto di segnalare alla senatrice Binetti che il tipo di preghiere da lei elevate a Dio affinché intervenga nella legislazione italiana sono decisamente in contrasto con la costante dottrina della religione da lei professata.
E´ curioso che la senatrice non se ne renda conto. È ancor più curioso che sia io a segnalarglielo. Ciò crea una situazione a dir poco comica. Divertente. Paradossale.
La dottrina cattolica infatti ha costantemente incoraggiato la preghiera dei suoi fedeli. La preghiera privata ma soprattutto quella liturgica, tanto meglio se effettuata pubblicamente e coralmente nelle chiese o in qualsiasi sede appropriata.
Ha anche indicato – la dottrina – quale debba essere l’oggetto della preghiera. Non già invocare Dio a compiere miracoli su casi concreti come la guarigione da una malattia o, peggio, un beneficio immediato, una promozione, una vincita alla lotteria, l’ottenimento d’un posto di lavoro e simili.
L’approvazione di un articolo o di un comma o la vittoria d’un quesito referendario non sono state mai contemplate in questa casistica, ma ritengo che possano logicamente rientrarvi. Impegnare il nome e l’intervento di Dio in questi «ex voto» avrebbe piuttosto l’aria d’una provocazione e sfiorerebbe la blasfemia violando il comandamento mosaico che fa divieto di «nominare il nome di Dio invano».
L’oggetto della preghiera deve essere solo quello di chiedere a Dio che la sua grazia discenda sull’orante, che lo aiuti a sopportare il dolore e la sofferenza, che non lo induca in tentazioni, che lo liberi dal Male (cioè dal peccato), che fortifichi il suo amore per il prossimo.
Perciò lei fa benissimo, senatrice Binetti, a pregare affinché la grazia discenda su Giuliano Ferrara (nella sua lettera al «Foglio» c’è scritto anche questo) volendo, potrebbe anche cimentarsi a chiedere che la grazia divina scenda su di me. Non me ne offenderei affatto e sarebbe carino da parte sua.
Ma coinvolgere Dio nella discussione parlamentare, questo, gentile senatrice, è una bestemmia di cui forse lei dovrebbe confessarsi. Però da un sacerdote scelto a caso. Se va da sua eminenza Ruini sarebbe sicuramente assolta in terra. In cielo non so.
Post scriptum. «Il giusto modo di pregare è un processo di purificazione interiore. Nella preghiera l’uomo deve imparare che cosa egli possa veramente chiedere a Dio, che cosa sia degno di Dio. Deve imparare che non può pregare contro l’altro. Deve imparare che non può chiedere le cose superficiali e comode che desidera al momento, la piccola speranza sbagliata che lo conduce lontano da Dio. Deve purificare i suoi desideri e le sue speranze».
Queste parole si leggono nell’enciclica «Spe Salvi» di Benedetto XVI, a pagina 64 nell’edizione dell’«Osservatore Romano». Le rilegga, senatrice, e cerchi di capirne bene il senso. Soprattutto non si autogiustifichi: il Papa, nella pagina seguente, ne fa espresso divieto.

EUGENIO SCALFARI, da La Repubblica.

Da Milano brutte notizie

dicembre 21, 2007

NO sui bambini

La Bindi attacca la Moratti
“I bimbi non vanno discriminati”

Vittoria all’ONU

dicembre 19, 2007

NO alla pena di morte

Pena di morte, sì dell’Onu
alla moratoria proposta dall’Italia

Prima sconfitta per il Pd: no siamo solo all’inizio

dicembre 18, 2007

Forse la stagione della laicità e dei diritti civili sta alle nostre spalle, motivo, per noi, di nostalgia e di rimpianto.
Quasi quarant´anni fa, nel dicembre del 1970, a Montecitorio veniva approvata definitivamente, con una bella maggioranza (319 voti a favore e 286 contrari) la legge che consentiva, anche in Italia, il divorzio. Finiva l´epoca della indissolubilità del matrimonio, principio difeso per secoli, ed ancora oggi, dalla Chiesa Cattolica. Pochi anni dopo, nel 1978 veniva approvata la legge che aboliva il reato di aborto e consentiva, anche in Italia, l´interruzione della gravidanza.. In ambedue i casi, naturalmente, la Chiesa aveva chiamato i cattolici a raccolta perché si opponessero alla introduzione nel nostro ordinamento di norme, il divorzio e l´aborto, in contrasto con la dottrina e la morale cattolica. Ma le due leggi, dopo appassionato dibattito nel paese e in Parlamento, vennero approvate dalla maggioranza dei deputati e dei senatori, e poi confermate dalla maggioranza degli italiani chiamati ad esprimersi con i referendum del 1974 e del 1981. Nonostante la dura opposizione della Dc e del MSI, e i richiami della Chiesa al rispetto dei principi che avevano retto per secoli la vita delle nostre famiglie.
Sono passati da allora quarant´anni. La gente si sposa, divorzia, si risposa. Il divorzio e la legalizzazione dell´aborto non hanno distrutto la famiglia, come prevedevano e gridavano sulle piazze coloro che si erano autoproclamati difensori della famiglia e della religione cattolica.
Oggi le stesse grida si levano contro l´ipotesi di una regolamentazione e tutela delle coppie di fatto, siano etero o omosessuali. Non ha importanza che queste coppie «di fatto» siano, anche nel nostro paese come in tutta l´Europa, sempre più numerose e spesso bisognose di tutela. In questo riconoscimento, in questa tutela pubblica di situazioni affettive e solidali, le gerarchie vaticane vedono una minaccia alla unità della famiglia ed alla morale pubblica. E finora sono riuscite a impedire che le proposte di legge già elaborate in questa legislatura (prima i Dico e poi i Cus) venissero prese in esame. Lo schieramento dei laici appare, rispetto a quarant´anni fa, più incerto, debole e diviso.
Sbarrata, dunque per ora, la strada della legge, i laici chiedono almeno che vengano istituiti presso i rispettivi municipi, dei «registri» delle unioni di fatto, dichiarazioni di convivenza dai quali far discendere alcuni elementari diritti (il subentro nell´affitto, il diritto di assistere il partner gravemente malato) Registri di questo tipo sono già stati istituiti a Padova, ad Ancona e in numerosi comuni d´Italia senza grandi polemiche.
Ma a Roma no. La possibilità che anche a Roma venga istituito un analogo registro viene considerata, dal Vaticano, una offesa al «carattere sacro» della nostra città. E dunque, alla vigilia del dibattito e del voto, che avrebbe dovuto aver luogo ieri in Campidoglio, il Vicariato ha richiamato i consiglieri comunali cattolici al dovere di opporsi e di «mostrare la propria coerenza e determinazione», votando contro ogni proposta, fosse anche la più modesta a favore del riconoscimento delle coppie di fatto.
L´appello era rivolto, naturalmente, a tutti i consiglieri comunali di Roma ma, in modo particolare, a quelli cattolici, che fanno parte del Partito Democratico. « I cattolici che siedono in Consiglio Comunale e tutti coloro che considerano la famiglia fondata sul matrimonio come la struttura portante della vita sociale, da non svuotare di significato attraverso la creazione di forme giuridiche alternative – dice la Chiesa – saranno presto chiamati a mostrare la propria coerenza e la propria determinazione» La famiglia tradizionale come «principio non negoziabile», e la Binetti indicata come esempio per i cattolici che, presenti in politica, vogliano essere in pace con la propria coscienza.
In Campidoglio ieri erano in discussione tre documenti. Due di questi, uno di iniziativa popolare l´altro di Rifondazione, i Verdi e la Rosa nel Pugno, proponevano la istituzione in Comune del registro dei conviventi. Un terzo documento, un ordine del giorno proposto dal Partito Democratico e che avrebbe voluto essere di mediazione, si limitava a raccomandare al governo un sollecito esame dei progetti che, già presentati, sono attualmente all´esame del Senato. Nessuno di questi tre documenti ha ottenuto, in Consiglio Comunale, la maggioranza. E´ stato alla fine messo in votazione e respinto un quarto documento, proposto dalla Casa della Libertà e da AN con il quale si chiedeva la difesa rigorosa della famiglia tradizionale.
Niente di fatto, dunque. Dall´esito del voto in Campidoglio esce confermata, in modi di cui è difficile prevedere le conseguenze, la rottura dell´unità del Partito Democratico quando siano in discussione problemi che le gerarchie cattoliche ritengono «non negoziabili», quei probemi che vengono generalmente definiti «eticamente sensibili», ma che sarebbe più corretto definire con il termine di «diritti civili». Di qui, dice il risultato di ieri in Campidoglio, non si passa. Ogni tentativo, anche il più ragionevole, di mediazione è destinato al fallimento. Di qui non si passa. I cattolici presenti in politica sono bruscamente richiamati all´obbedienza.,
Ma il Partito Democratico nasceva nell´intenzione di chi lo aveva fortemente voluto, sulla scommessa della possibile unità tra le culture laiche presenti nelle fila dei Democratici di Sinistra e della Margherita. Uno sforzo di mediazione doveva essere possibile, evitando l´irrigidirsi delle rispettive posizioni. La proposta dei Dico, elaborata insieme dalle ministre Pollastrini e Bindi andava esattamente in questa direzione. Ma è stata nei fatti prima ridimensionata e poi respinta. Una vittoria, senza dubbio, per le gerarchie cattoliche. Una sconfitta per chi aveva scommesso su una possibile convergenza e unità dei due diversi riformismi, uno di origine popolare l´altro di origine socialista.
Una sconfitta, per finire, per Walter Veltroni che di questo nuovo Partito Democratico è stato eletto segretario, e che ieri, certo non per caso, non ha nemmeno voluto essere presente nell´aula del Campidoglio, dove si è consumata la discussione e la sconfitta. No, eravamo più laici quarant´anni fa, quando il nostro Parlamento ha approvato, nell´oramai lontanissimo 1970 la legge sul divorzio.  
Miriam Mafai, da La Repubblica.

Nessuno tocchi Caino

dicembre 16, 2007

Il New Jersey abolisce la pena di morte

dicembre 16, 2007

Inumano

Il New Jersey ha abolito la pena di morte diventando il primo stato americano che ha soppresso la pena capitale per legge da quando venne ripristinata nel 1976 dalla Corte Suprema.
Primo passo verso la caduta della pena di morte in USA.

DIFENDIAMO I DIRITTI CIVILI

Laicità e non laicismo ma non esageriamo

dicembre 9, 2007

Il cilicio

Paola Binetti è senatrice cattolica. Ultracattolica. Di tanto in tanto porta il cilicio (l´ha detto lei) per mortificare il corpo e offrire a Gesù il suo sacrificio.
Questa prassi, ormai desueta, suscita rispetto ma fa anche impressione. Nello smaliziato mondo di oggi può perfino provocare comicità. Infine la Binetti è seguace dell´Opus Dei. Ma si è iscritta al Partito democratico o meglio: viene dai Popolari di Marini, quindi dalla Margherita, per avvenuta fusione è infine approdata al partito di Veltroni.
Sembra che ci si trovi a suo agio. Fa piacere saperlo, la democrazia pluralista del Pd non può che essere rafforzata da questa “contaminazione”.
Per i valori che rappresenta, la Binetti è stata inserita nella commissione di quel partito e incaricata di redigere il “manifesto”, cioè appunto la carta dei valori. Il presidente della commissione è Alfredo Reichlin, una vita da dirigente del Pci, un intelletto fervido e rispettoso delle diversità, ma certo non un baciapile.
La Binetti e i valori da lei rappresentati saranno indubbiamente contaminanti (utilmente contaminanti) ma dovranno a loro volta venir contaminati dai valori della laicità (utilmente a loro volta contaminanti). Insomma ci dovrà essere una sintesi. Da subito perché il caso Binetti è già scoppiato, rischia di provocare la caduta del governo, il Pd deve dunque prendere una decisione. È evidente che la Binetti non può essere espulsa dal partito: un partito democratico non può, per definizione, sanzionare i casi di coscienza.
Da parte sua la senatrice ultracattolica deve rispondere a due domande. La prima: è vero che alla vigilia del voto ha ricevuto una telefonata dal segretario della Conferenza episcopale che le raccomandava di votare contro? Se è vero, il fatto è molto grave. Non tanto per lei, che avrà certamente seguito la sua coscienza, quanto per monsignor Betori. Lo spazio pubblico di cui la Chiesa gode in abbondanza le dà titolo a propagandare i suoi principi di dottrina, di fede e di morale. Spesso sconfina – e non dovrebbe – nella politica. Ma assolutamente non può intervenire direttamente per condizionare il voto di un membro del Parlamento.
L´intervento del segretario della Cei raffigura una macroscopica lesione delle norme concordatarie. Se l´intervento c´è stato, il ministro degli Esteri della Repubblica italiana dovrà chiedere spiegazioni e scuse formali alla Segreteria di Stato vaticana. Perciò la Binetti ha l´obbligo di dirci la verità su questo punto essenziale.
C´è però una seconda domanda cui deve rispondere. La Costituzione italiana prescrive in modo esplicito che non vi possano essere discriminazioni nei confronti dei cittadini, eguali di fronte alla legge indipendentemente dall´età, dal sesso, dalla religione. Perciò parlare, o peggio ancora legiferare, discriminando gli omosessuali è un atteggiamento anticostituzionale.
L´emendamento inserito nel decreto in questione tende a dare attuazione con legge ordinaria ad un principio essenziale stabilito dalla Costituzione. La senatrice Binetti contesta la stesura di quell´emendamento (che può essere modificato) o contesta il principio sancito in Costituzione? Nel primo caso è giusto che operi per emendare l´emendamento; nel secondo è doveroso che si dimetta dal Partito democratico che tutti può ospitare salvo chi anteponga i suoi principi a quelli della Costituzione.
Non mi pare che sul caso Binetti ci sia altro da dire. C´è solo da attendere le risposte dell´interessata. Se vorrà darle a noi le saremo grati. Comunque le deve dare al suo partito e, più ancora, al Senato della Repubblica.

Eugenio Scalfari, da La Repubblica.

La follia

dicembre 5, 2007

Follia

Non bastano più le grida, le ordinanze, i divieti. Contro gli immigrati, bisognerebbe usare i metodi delle SS: «Punirne dieci per ogni torto fatto a un nostro cittadino». La nuova, indecente proposta viene da un altro leghista, il consigliere comunale di Treviso Giorgio Bettio, che l´ha fatta nel corso della seduta del consiglio comunale senza che il sindaco, leghista anch´egli, né l´opposizione, trovassero nulla da ridire. «Sarebbe giusto far capire agli immigrati come ci si comporta -ha detto- usando gli stessi metodi dei nazisti. Per ogni trevigiano a cui recano danno o disturbo, vengono puniti dieci extracomunitari».
Alle deliranti affermazioni del cinquantunenne professore di scuola superiore secondaria appassionato di rally automobilistici, ha replicato invece mezza Italia, e il caso è rimbalzato anche nell´aula del Senato dove Tiziana Valpiana del Prc ha chiesto l´intervento del ministro dell´interno Giuliano Amato, come ha fatto anche il senatore dei Verdi Giampaolo Silvestri, domandandosi se sia normale «che in un´istituzione repubblicana sia possibile pronunciare simili bestialità».
Di fronte alla pioggia di critiche, arrivate anche dal ministro della solidarietà sociale Paolo Ferrero, dal portavoce del Commissariato dell´Onu per i rifugiati Laura Boldrini, della Comunità Ebraica di Roma Riccardo Pacifici, e dal vicepresidente della Camera Pierluigi Castagnetti del Pd che ha chiesto ai vertici della Lega di condannare le parole di Bettio, il sindaco leghista di Treviso Gian Paolo Gobbo è stato costretto ad un imbarazzante dietrofront. Dopo essere stato zitto in aula, ieri ha definito la sparata del suo consigliere «una provocazione assurda», e «da rimproverare nella maniera più assoluta», anche se ha precisato che Bettio «non è più iscritto alla Lega».
Ma dal Veneto inquieto di questi giorni arriva anche qualche segnale distensivo. Come l´iniziativa del sindaco di Fossò in provincia di Venezia, Guido Carraro, che guida una giunta di centrosinistra, e che in risposta al messaggio lanciato dal suo collega di Montegrotto che invitava i suoi concittadini ad emigrare in polemica con gli immigrati, ha scritto sui suoi tabelloni luminosi tutto il contrario: «Il sindaco dà il benvenuto in questo comune ai cittadini italiani e stranieri se animati da buona volontà e rispetto civico». Si profilano guai invece per il sindaco leghista di Caravaggio nel bergamasco, Giuseppe Prevedini, che ieri è stato convocato dal Prefetto che gli ha chiesto spiegazioni sull´«editto» con cui ha deciso di non sposare gli extracomunitari privi del permesso di soggiorno.