Archivio per la categoria ‘Sinistra’
l’opposizione lascia aula Senato
Giugno 18, 2008I senatori dell’opposizione hanno lasciato l’Aula prima che si votasse l’emendamento “sospendi processi” presentato dai relatori al decreto sicurezza. Gli esponenti del centrosinistra stanno lasciando l’aula subito dopo l’intervento del capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro, che è stato di critica alla norma cosiddetta ’salva-premier’.
Violenza sulle donne
Giugno 6, 2008Stavolta la vittima è un´immigrata marocchina. Di tredici anni. E lo stupratore un italiano. Un trentenne che nel febbraio scorso ha abusato della ragazzina dopo averla adescata davanti a una scuola del Gratosoglio. L´ha portata a casa sua, e dopo la violenza lei è rimasta incinta. La madre, una signora musulmana che fa la colf, si è rivolta al consultorio e alla polizia. Per denunciare l´accaduto e per essere aiutarla in un momento terribile. La ragazza ha abortito, subendo una doppia violenza. E lo stupratore è stato arrestato. Succede in una Milano dove la violenza sessuale - quella che si vede, non quella nascosta tra le mura domestiche - ha spesso per protagonisti immigrati. E per vittime donne italiane.
Non è andata così, le parti si sono invertite. E nessuno o quasi, tra i rappresentanti delle istituzioni, in particolare nel centrodestra, ha nulla da dire. Tace il sindaco e tace il suo vice. Dal centrosinistra, si fa sentire il presidente della Provincia Filippo Penati: «Episodio gravissimo, la dignità delle persone dev´essere in cima all´impegno delle istituzioni, bisogna perseguire i delinquenti e i criminali di qualsiasi Paese essi siano». L´unico commento ufficiale dalla giunta di Palazzo Marino arriva alle 19.01, sei ore dopo che la notizia è stata sparata nei titoli del Tg: è dell´assessore Tiziana Maiolo, avvisata del fattaccio poco prima dai cronisti: «Lo stupro è sempre un fatto gravissimo, non ha colore e ovviamente non è più o meno grave se a commetterlo siano cittadini italiani e stranieri».
Punto. Il silenzio è assordante, e la prima a mettere il sale sulle ferite è una signora molto di destra, spesso in prima linea nella difesa delle donne immigrate. «Non si possono avere due pesi e due misure - si indigna Daniela Santanché - , trovo orrendo e anche razzista il vuoto di dichiarazioni dei politici; se lo stupratore fosse stato uno straniero, si sarebbe subito levato il coro di quelli che incitano alla caccia all´uomo, purché immigrato». Batte lo stesso chiodo, nel gioco dell´immaginiamo-che-cosa-sarebbe-successo, Susanna Camusso, segretaria lombarda della Cgil: «Come minimo i nostri amministratori avrebbero chiesto poteri speciali in materia di sicurezza». Poi si dice «spaventata per l´escalation della violenza sulle donne, che colpisce anche ragazzine», e conclude che «il problema va affrontato con un cambio di passo, sul terreno dell´educazione e della prevenzione, non come fa la destra che strumentalizza solo certi episodi dimostrando nessun interesse reale a cambiare questa situazione».
«Il tema della sicurezza - aggiunge la capogruppo del Pd in Provincia, Arianna Cavicchioli - riguarda tutte le donne, a prescindere dalla loro etnia, e il silenzio della destra di fronte a questa vicenda orribile dimostra una volta di più una lettura a senso unico del problema, quasi si pensasse che la sua soluzione consista semplicemente nell´indicarne la gravità solo se le vittime sono italiane». E scuote la testa Francesca Zajczyk, sociologa e consigliere comunale del Pd, che analizza da studiosa il vuoto di reazioni a questa storiaccia derubricata dal pensiero prevalente a caso anomalo, dunque non degno di nota: «Purtroppo la riflessione sui casi di violenza sessuale riguarda esclusivamente chi l´ha compiuta, mentre manca qualsiasi riflessione sulla vittima, perché questo risulta funzionale a un cliché: l´immigrato è sempre persona indesiderata, perché incapace di convivere con noi». Patrizia Quartieri, del gruppo di Rifondazione, la dice così: «Neppure in questo caso bisogna fare una questione di etnia della vittima o dello stupratore, c´è un discorso generale di violenza maschile sulle donne, di potere esercitato attraverso il sesso, e a questo dovremmo badare con più attenzione, evitando una strumentalizzazione politica che può essere fatta anche con il silenzio».
Barack Obama: ci siamo
Giugno 4, 2008
Barack Obama annuncia: sarò il candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti. Dopo il voto in South Dakota e Montana (nel primo ha vinto la Clinton, nel secondo il senatore afro-americano), Obama ha raggiunto la soglia dei 2118 delegati democratici che gli garantiranno la nomination al congresso democratico.
46 anni, afro americano.
Onu e Vaticano contro la politica del governo Berlusconi in tema di immigrazione
Giugno 2, 2008
Vaticano: Il Segretario del Pontificio consiglio per i migranti, monsignor Agostino Marchetto, ha riaffermato che “i cittadini di Paesi terzi, come i cittadini comunitari, non dovrebbero essere privati della libertà personale o soggetti a pena detentiva a causa di un’infrazione amministrativa”.
Onu: in un discorso tenuto al Consiglio dei diritti umani a Ginevra, Arbour ha rinnovato l’allarme per l’aggravamento di problemi quali l’intolleranza e la xenofobia. “In Europa sono fattore di enorme preoccupazione le politiche repressive, così come gli atteggiamenti xenofobi e intolleranti, nei confronti dell’immigrazione clandestina e delle minoranze neglette. Esempio di queste politiche e di questi atteggiamenti sono la recente decisione del governo italiano di rendere reato l’immigrazione clandestina e i recenti attacchi contro campi rom a Napoli e Milano”.
2% del PIL prodotto da immigrati irregolari
Maggio 31, 2008E se per assurdo li mettessero tutti in galera? Beh, se davvero accadesse, il paese perderebbe una discreta fetta della sua ricchezza. Perché al dunque, al di là delle paure e dell’ossessione - sicurezza, i clandestini sono anche una preziosa risorsa. Per restare solo nella sfera economica, che non è certo l’unica: questo esercito di invisibili, che trova comprensione in Vaticano ma è preso di mira dal governo, quando lavora - nelle fabbriche, nei campi, nei cantieri, nelle case degli italiani - produce Pil, dunque benessere. E tanto, anche, come forse non s’immagina.
I calcoli naturalmente sono empirici. Ed è logico, poiché riguardano persone che, per definizione, vivono nell’illegalità e dunque di nascosto. Però un tentativo è possibile. Ci provano gli studiosi della Cgia di Mestre prendendo in esame i 700 mila individui che hanno presentato regolare domanda per emergere dal mondo sommerso in cui vivono. La loro ipotesi si basa sull’idea che questa marea umana ancora oscura produca quanto gli stranieri “regolari”, che sono ormai 2,5 milioni e contribuiscono al Pil per il 9,2% (dati Unioncamere).

Io denuncio
Maggio 30, 2008
I siti Articolo 21 e Women in the City danno pieno sostegno alla campagna Io Denuncio, uno spazio virtuale per denunciare episodi di intolleranza, razzismo, xenofobia, omofobia. La campagna è stata lanciata da Christian Floris, il conduttore di Radio DeeGay vittima di un’aggressione omofoba. Invia la tua denuncia.
Il nuovo conformismo che circonda il cavaliere
Maggio 26, 2008GLI scontri di Napoli testimoniano che il miracolo non è ancora avvenuto, e che la realtà è refrattaria a conformarsi al clima saccarinoso seguito all´insediamento del governo Berlusconi e al primo Consiglio dei ministri sotto il Vesuvio. Con un normale esercizio critico, si può ragionevolmente sostenere che la tonalità generale dell´Italia contemporanea non è certo rappresentata dagli spettrali raid contro i campi nomadi di Ponticelli.
Né dalle aggressioni a sfondo più o meno xenofobo, dall´insurrezione antimigratoria. Ma neppure è rappresentata dal clima della luna di miele con il nuovo esecutivo e con il nuovo Berlusconi, lo “statista”.
Negli ultimi giorni si è assistito a un fenomeno non sorprendente ma comunque straordinario di conformismo verso il nuovo potere. In certi momenti, come all´ultima assemblea generale della Confindustria, è sembrato addirittura che l´attuazione del programma del centrodestra fosse soltanto una formalità, e che Silvio Berlusconi e i suoi ministri meritassero un consenso corale, nel nome delle centrali nucleari, della guerra ai fannulloni e della crescita.
Ma questa non è la realtà. Questa è una rappresentazione ideologica, forse un miraggio suscitato dalle aspettative di quell´opinione pubblica che ha assaporato il dolce calice della vittoria del Pdl e della Lega, e ora comincia a osservare con romanticismo i primi risultati del nuovo governo. È vero che nelle settimane dopo il 13-14 aprile sono stati sparsi interi turiboli di incenso per celebrare la liturgia del grande ritorno. Ma questa cerimonia andrebbe catalogata sotto l´ineffabile amore di buona parte delle élite italiane per qualsiasi potere, purché forte e spregiudicato: quell´amore che induce i membri dell´establishment a clamorose virate intellettuali (vedi quella del passaggio dal dogma delle privatizzazioni, delle liberalizzazioni e delle “agende Giavazzi” al neoprotezionismo, e alla globalizzazione “regolata”, simboleggiate probabilmente dalla candidatura del capo dei tassisti romani e dalla cordata nazionalista per l´Alitalia).
Va da sé che non tutti gli uomini politici e le figure di potere possiedono l´autostima che fa dire a Massimo D´Alema, a proposito del ministro dell´economia Giulio Tremonti: «È un pensatore neoconservatore, peraltro modesto». Ma perlomeno sarebbe utile se nel Pd emergesse qualche giudizio critico, e criticamente motivato, sulle prime mosse del governo.
Perché non è affatto detto che il tema supremo delle riforme istituzionali sia un totem a cui sacrificare anche una dettagliata linea di giudizio. Fra l´altro, non è chiarissimo con quali idee, al di là del reperto della “bozza Violante”, il Pd affronti la discussione del rifacimento costituzionale: e non è detto che l´elettorato del centrosinistra condivida integralmente i pilastri del riformismo veltroniano (un ventaglio che sembra prevedere forme di presidenzialismo e si spinge verso configurazioni di federalismo fiscale): tanto per dire, può essere che settori non insignificanti apprezzino invece modalità di governo neoparlamentare, sebbene finora nessuno ne abbia discusso apertamente.
Inoltre, sarà superfluo sottolineare le possibili trappole dell´iter di riforma istituzionale: che prevedono la possibilità di essere ricacciati nel ghetto riservato all´opposizione disfattista e sabotatrice, nel caso disgraziato che le riforme della maggioranza non piacciano alla minoranza ovvero che un accordo non si trovi. E sarà inutile anche segnalare che l´accusa di disfattismo arriverà puntualmente non appena si passerà a iniziative di governo più consistenti, dopo i “primi passi”, le “prime mosse”, i segnali mandati, le misure sperimentali (come per l´appunto i discutibilissimi e poco discussi provvedimenti sull´Ici e sulla parziale nonché bizzarramente selettiva detassazione degli straordinari).
In sostanza, la scena politica appare amorfa perché un´ondata di consenso aprioristico, in genere non condizionato dalla verifica dei risultati attesi, si è riversata sul centrodestra. Un consenso “a prescindere”, come se la società italiana, dopo essersi faticosamente misurata con il berlusconismo per quindici anni, di fronte al Berlusconi statista, al politico improvvisamente consapevole delle difficoltà e moderato negli intenti, avesse deciso che non aspettava altro, che quella destra era la coperta migliore per il paese, tale da aderire confortevolmente a tutte le sue pieghe: una specie di andreottismo screziato di prudente decisionismo, una Dc senza i preti, ma che comprende l´interclassismo a cui allude Maurizio Sacconi, in cui si sentono echi di Mitbestimmung tedesca, con i sindacati nei consigli d´amministrazione e la fine di qualsiasi conflitto redistributivo: Pax vobiscum, nel senso di una pace sociale garantita da un potere politico senza alternative.
Rispondere a questo pacchetto ideologico è difficile, perché in realtà il cosiddetto interclassismo prospetta un´economia corporata, che integra organicamente gli interessi di categoria, a cui chiede voti offrendo protezione, cioè riducendo la concorrenza e tutelando le rendite di posizione. Di per sé, si tratta di una notevole antitesi al profilo di una società liberale. Ma anche senza ipotecare un giudizio filosoficamente negativo, anche sfuggendo ai pregiudizi e valutando soltanto i fatti, ci vorrebbe comunque da sinistra un buon esorcista, per dissolvere la magia del consenso a tutti i costi e del conformismo generale.
Perché con ogni probabilità ci sarà da condurre una battaglia impopolare contro l´idea irresistibile che viviamo nel migliore dei mondi possibili, e in cui l´unico atteggiamento civile è l´applauso. Per questa battaglia, il governo ombra va bene, un´opposizione costruttiva va benissimo, ma una cultura, un progetto condiviso, cioè un´ipotesi di società desiderabile alternativa a quella di Berlusconi e soci, andrebbe anche meglio.
Edmondo Berselli, da La repubblica.
Veltroni a Milano
Maggio 24, 2008“D’ora in poi tutte le nuove candidature si sceglieranno attraverso le primarie, in modo da dare la parola ai cittadini”. Lo ha detto Walter Veltroni, leader del Partito democratico, nel suo intervento al primo forum dei circoli lombardi del Pd, tenutosi oggi a Milano.
Il neonato clandestino
Maggio 23, 2008CI SONO le leggi e le leggi vanno rispettate. Ci sono paesi nei quali vige lo jus sanguinis. Si è cittadini italiani, ad esempio, solo se si nasce da una donna e un uomo italiano. Ci sono paesi nei quali vige lo jus soli. Si è cittadini francesi, ad esempio, solo se si nasce sul territorio francese. Tutto preciso, tutto regolare come devono essere le leggi sulle quali si basa la nostra convivenza. Ma cosa succede quando un bambino, ignorando qualunque legge, nasce in mare da genitori emigranti illegali su un gommone carico di altri clandestini? Nella mitologia, nelle leggende, nelle Sacre Scritture ci sono tanti bambini che, appena nati, vengono abbandonati in acqua, sul bordo di un fiume o in mare, nascosti in un cestino. Nella mitologia, nelle leggende e nelle Sacre Scritture, quei bambini abbandonati di solito vengono salvati e una volta adulti, tornano nel loro paese, a guidare il proprio popolo e a fare giustizia. Il bambino nato su un gommone carico di clandestini è figlio di genitori somali fuggiti da un paese che è in mano alla ferocia di bande armate, un paese che non è più nemmeno uno stato. Fanno parte di quelle migliaia di sventurati che attraversano a piedi un bel pezzo d’Africa per imbarcarsi, forse in Libia, per il nostro paese. Forse il bambino nato ieri su un gommone, in mare, un giorno tornerà nel suo paese a riscattarlo e fare giustizia. Questo, di solito accade nelle leggende e nelle favole. Ma oggi, quale destino attende il piccolo somalo nato in mare a poche miglia di distanza da Lampedusa? I genitori lo hanno chiamato Abdwahd, che vuol dire fortunato: già il fatto di essere venuto al mondo vivo, di aver potuto toccare un lembo di terra, è segno di buona sorte. Ma il piccolo Abdwhad, nato clandestino, profugo da un paese che sta andando alla rovina, in un continente che si sta dilaniando tra corruzione e lotte tribali, rischia di diventare il simbolo di una umanità senza diritti e senza futuro. Di una umanità affamata, sospetta. E con i suoi genitori ed altri clandestini arriva nel nostro paese nel momento in cui si stanno preparando leggi più severe per il controllo degli immigrati, quelli che già risiedono, legalmente o illegalmente nel nostro paese, e per impedire ad altri di arrivarci, con il loro pericoloso carico di miseria e di rabbia. Quest’ultimo sbarco illegale ci dice intanto come sono inevitabilmente porose le frontiere di un paese come il nostro che appare sulle carte geografiche come una lunga lingua di terra circondata dal mare, costante miraggio per popolazioni sofferenti e calpestati. Ci dice anche che le leggi, anche le rigorose e generalmente condivise, non potranno mai impedire del tutto sbarchi clandestini e altrettanto clandestini attraversamenti di frontiera. Questo gruppo di somali arrivati ieri a Lampedusa su un gommone di non più di 8 metri, tra i quali i genitori del piccolo nato in mare, chiederanno probabilmente di avvalersi della particolare legislazione che tutela i richiedenti asilo politico. E’ possibile, è augurabile che l’ottengano. Tra le nuove, più severe, norme annunciate, mercoledì dal governo Berlusconi, in tema di immigrazione, non mi sembrava esserci alcuna revisione delle norme che limitano la concessione dello status di “rifugiato politico”. Se riuscirà a ottenerlo, se l’Italia - malgrado il giro di vite, l’introduzione del reato di clandestinità, il “muro” di leggi che sta erigendo simbolicamente intorno alle sue coste - non spegnerà il suo futuro, il piccolo Abdwahd, nato clandestino, potrà dirsi davvero fortunato.
di MIRIAM MAFAI, da La Repubblica.






