Una destra senza pari in tutto l’occidente!
Aprile 10, 2008ieri Berlusconi ha apertamente ipotizzato che la sua vittoria alle urne possa portare addirittura all´uscita di scena del capo dello Stato Giorgio Napolitano, costretto a dimettersi per conformarsi in fretta e furia al nuovo ordine, anzi alla nuova era.
Non eravamo ancora giunti fin qui, nel punto più basso della Repubblica, dove si confondono ambizioni e istituzioni, con il demiurgo che dà gli ordini e le massime cariche dello Stato che si devono adeguare. Il Quirinale, di cui si è misurata nei fatti in questi anni travagliati la funzione di garanzia e di tutela della Costituzione, era rimasto fuori dagli appetiti di lottizzazione, inserito in un gioco istituzionale più alto, a cui si misuravano con rispetto anche le legittime ambizioni dei leader. La cosa grave, è vedere un uomo che ambisce a guidare il Paese fissare per convenienza personale e calcolo privato la scadenza anticipata del settennato della massima magistratura, dopo nemmeno due anni dal suo inizio. La cosa gravissima, è la meschinità impolitica della motivazione: la destra, ha detto il Cavaliere, potrebbe anche pensare di «dare» una Camera all´opposizione se il presidente della Repubblica «decidesse di dimettersi» per «fare un gesto nei confronti della nuova situazione italiana» che dovrebbe nascere da una vittoria del Popolo delle Libertà.
A quattro giorni dal voto, Berlusconi trascina il presidente della Repubblica (salvo poi, come ormai sempre, correggersi) nella battaglia elettorale, come se l´urgenza di prendere il suo posto ascendendo al Quirinale facesse premio su prudenze politiche, doveri istituzionali, galateo costituzionale. La lotta in corso tra destra e sinistra non è per la conquista del governo, come avviene ovunque in Occidente, ma per l´ascesa al potere supremo e incontrollato.
Chi sosteneva che destra e sinistra in Italia sono uguali, che Pd e Pdl hanno lo stesso programma e lo stesso linguaggio, che dunque Veltrusconi è la soluzione obbligata e perfetta per risolvere i problemi italiani, oggi improvvisamente tace. È bastato che i sondaggi – unica religione riconosciuta nel paganesimo vagamente idolatra di Berlusconi – rendessero incerto l´esito della contesa, almeno al Senato, e soprattutto mostrassero l´erosione del distacco che la destra aveva accumulato qualche mese fa, per far risuonare la vera lingua del Cavaliere, il suo dizionario politico, la cultura profonda che lo domina.
In due giorni, Berlusconi ha chiesto la perizia psichiatrica per i magistrati che indagano, si è rifiutato di sottoscrivere un patto bipartisan di lealtà repubblicana, ha accusato di comunismo il suo avversario, ha denunciato brogli elettorali prossimi venturi, fino all´attacco al Quirinale e alla denuncia della “mancanza di un regime di piena democrazia nel nostro Paese” perché la sinistra “occupa” tutto. Mentre il suo amico più fidato, costruttore di Forza Italia – Dell´Utri – ha annunciato che la destra dopo la vittoria riscriverà i libri di storia per espellere la Resistenza, e ha indicato agli elettori plaudenti la fulgida figura dello stalliere mafioso Mangano, definendolo (con l´esplicito consenso del leader) un «eroe» perché «condannato in primo grado all´ergastolo» non ha fatto dichiarazioni «contro di me e Berlusconi». Poco importa che i magistrati inquirenti lavorassero in nome del popolo italiano, e al servizio della Repubblica.










