Sono i giorni in cui la protesta spinge più forte. Non sarà il sì del Senato (mercoledì 29 il voto) a fermare il movimento contro le politiche scolastiche del governo. Né l’opposizione né i sindacati, e tanto meno gli studenti, intendono cedere alla rassegnazione. Il 30 ottobre sciopero generale, e l’auspicio di chi lo ha promosso è quello di riempire le piazze. Atteso un bis per il 14 novembre, quando a manifestare sarà il mondo dell’università e della ricerca ma non solo, vista la saldatura tra i due fronti della protesta. In tutta Italia è una raffica di occupazioni, assemblee, autogestioni e iniziative di vario genere. Con alcune novità, come l’irruzione dei giovani di destra nel panorama delle manifestazioni: a Roma corteo bipartisan, con qualche attrito. Si schiera anche Famiglia Cristiana: in un editoriale dal titolo “Non chiamiamo riforma un semplice taglio di spesa”, il settimanale è netto: “Non si garantisce così il diritto allo studio, il bene della scuola richiede la sospensione o il ritiro del decreto Gelmini. Per senso di responsabilità”.
COMITATO CIVICO PER LA DIFESA DELLA SCUOLA E DELL’UNIVERSITA’ PUBBLICHE: