In questi giorni due casi hanno riportato l’attenzione su temi che possiamo definire eticamente inediti, perchè correlati con lo sviluppo della scienza biomedica e quindi non presenti fino a pochi decenni fa.
La lettera dell’Osservatore Romano mette in discussione la morte cerebrale accertata come strumento per sancire morte di un uomo. La comunità scientifica internazionale accetta la presenza di un elettroencefalogramma piatto quindi l’assenza di attività cerebrale e dunque di vita come criterio. In Italia l´introduzione dei criteri neurologici per accertare la morte (sulla base dei parametri di Harvard) avvenne nel 1969 e nel 1970, con due decreti che poi vennero incorporati in una legge relativa al prelievo e al trapianto d´organo nel 1975.
La decisione della regione Lombardia di impedire la cessazione dell’alimentazione per Eluana Englaro nelle strutture sanitarie della stessa regione.
Viene riportato in primo piano il tema della vita e della morte. Quando finisce la vita e cosa si intende per vita.
Scrive sulla Repubblica Adriano Prosperi: “Io sono d´accordo con il filosofo Hans Jonas, che, riflettendo sul problema della morte cerebrale, scrive: «Non è necessaria una ridefinizione della morte, ma forse soltanto una revisione del presunto dovere del medico di prolungare la vita ad ogni costo». Di fronte a un paziente che ha lesioni così gravi da non avere alcuna prospettiva di recupero, la domanda non è “il paziente è morto?” ma: “Che fare di lui?”.
A questa domanda non si può certo rispondere con una definizione di morte ma con una definizione dell´uomo e di cos´è una vita «umana». In altre parole, il problema della nostra morte si è spostato dalla scienza (che ha il ruolo di definire i criteri per determinare la morte in base alle sue conoscenze) alla bioetica (che ha il compito di stabilire un equilibrio fra applicazione delle conoscenze della scienza e vita dell´uomo). La scienza continua a spostare i limiti della morte, ma al di là di questi confini non c´è la nostra esistenza naturale, in cui noi amiamo, ci emozioniamo, pensiamo, soffriamo; quella che noi medici difendiamo con tutte le nostre energie, la nostra intelligenza e il nostro amore.
La ricerca scientifica ci offre dei parametri certi, come appunto la morte cerebrale, oltre i quali la vita irreversibilmente non sarà mai più quella che noi conosciamo e chiamiamo vita. Dovrebbe spettare ad ognuno di noi decidere che fare.”
Altra considerazione la nostra Costituzione all’art. 32 consente a chiunque di rifutare o interrompere trattamenti sanitari indesiderati.
Quanto erano laici e moderni i nostri padri costituenti!!!!!!!
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